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Magnusson e il valore della microstoria all’Archivio di stato: riscopriamo il quotidiano

Una riflessione sul valore della microstoria, strumento prezioso per restituire centralità al quotidiano nel recupero della memoria. E’ quella che ha consegnato il professore di storia della cultura all’Università dell’Islanda Siguraur Gilfy Magnússon nel corso del confronto all’Archivio di stato di Avellino “A counter -archive and microhistory Bíbí in Berlín and intellectual disabilities and the case of the musician and the senator”. A coordinare il dibattito, introdotto dal vicepresidente del Centro Dorso Nunzio Cignarella, Vincenzo Barra, docente all’Università di Salerno. E’ la docente Anna Maria Noto, presidente del Consiglio didattico di Scienze dell’educazione, a sottolineare come Magnusson si faccia interprete di un approccio metodologico capace di superare la lezione degli Annales, che gia’ aveva rivolto la propria attenzione alla storia della gente comune. L’obiettivo è quello di accendere i riflettori sugli individui, sulla vita interiore dei singoli soggetti attraverso fonti private come lettere, diari, autobiografie, taccuini. Noto chiarisce come la microstoria incontri nella ricerca di Magnusson la storia delle emozioni e il tema della disabilità. Lo dimostra un testo come “Il musicista e il senatore. Microstoria di un’amicizia” di Vincenzo Barra, pubblicato in un’edizione inglese, dedicato allo studio della corrispondenza tra Luigi Prisco e il senatore Donato Di Marzo”, accuratamente studiato dallo studioso islandese

E’ lo stesso autore Vincenzo Barra a spiegare come abbia scoperto per caso l’interessante epistolario “Mi stavo occupando del carteggio tra Giustino Fortunato e Donato Di Marzo, ho notato che veniva spesso citato nelle lettere un personaggio dell’entourage del senatore Di Marzo, svolgeva il ruolo di suo segretario ma si occupava soprattutto di musica, si chiamava Luigi Prisco, nato ad Avellino nel 1857. Ho scoperto, poi, che lo stesso archivio Di Marzo, conservato al centro Dorso, custodiva un corpus di lettere scritte al senatore proprio da Prisco, dopo la partenza del musicista per l’America. Così ho cominciato ad interessarmi di questo personaggio. Prisco è una di quelle figure che hanno fatto la storia ma di cui non si conserva memoria, ponte tra società civile ed esponenti della politica. Pianista e compositore, pioniere del sassofono ma impegnato anche nella musica di piazza, la sua carriera musicale culminerà con la direzione dell’Orchestra del Teatro Comunale di Avellino. Sarà, poi, insegnante di canto al Convitto Nazionale alla Normale. La sua terza attività era quella di segretario del Di Marzo, era stato il senatore a pagargli gli studi, era cresciuto con lui, sarà sempre riconoscente a Di Marzo per il sostegno ricevuto e conserverà con lui una forte amicizia. Nel 1902 la scelta di emigrare, malgrado fosse radicato nel tessuto culturale e non certo un emarginato, una scelta per certi versi inaspettata, di qui il tentativo di capire, attraverso le lettere, le ragioni di quella partenza e il difficile percorso di integrazione a New York. Si ritroverà catapultato da una realtà provinciale in una metropoli, le lettere ci consegnano il suo sguardo sugli Usa, è un altro tassello prezioso di questo epistolario”.

Barra sottolinea come “Siamo abituati alla narrazione dell’emigrazione dal punto di vista dei suoi costi sociali, parliamo del fenomeno soprattutto in termini di numeri. Questo carteggio ci aiuta a rimettere al centro le persone, ci consente di comprendere che la storia è fatta di percorsi individuali. Quella di Prisco, vedovo, con due figlie adolescenti, sarà una scelta radicale, emigrerà  a New York nel tentativo di coronare il sogno di diventare compositore. Un gesto che può essere letto anche come un segno di insoddisfazione nei confronti del contesto italiano del tempo, dominato dal clientelesimo, da una politica legata a un costante scambio di favori che limitava la sua volontà di realizzazione Negli Usa lavorerà come maestro privato di canto e continuerà a fare il musicista, membro attivo dell’orchestra dell’hotel Waldorf, nè smetterà di comporre musica e di eseguire pubblicamente le sue composizioni, coltivando in tutti i modi il sogno americano. Non lo realizzerà mai, anche a causa di una serie di vicende romanzesche, narrate con un linguaggio diretto ma conserverà sempre un forte legame di amicizia con Di Marzo”

Magnusson pone l’accento sulla capacita’ di Barra  di stabilire una connessione tra piccole unità e grandi fenomeni, tra i singoli individui e il contesto storico-sociale, scavando nel profondo della relazione tra il Maestro Prisco e il politico Di Marzo e ricollegandolo a temi più generali come l’emigrazione, la città di New York come esempio di melting pot, la vita familiare e l’amicizia a partire da una scelta attenta delle fonti come la corrispondenza epistolare tra i due.Un approccio evidente anche in un volume come “The secret life of Bibì”, storia di Jargey “Bíbí” Kristjánsdóttir , donna islandese con disabilità mentale che racconterà la sua vita in un’autobiografia

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Floriana Guerriero

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