di Virgilio Iandiorio
Nell’ introduzione all’inventario dei beni della Chiesa Collegiata di San Marco Evangelista di Manocalzati, , redatto nella seconda metà del Settecento, il canonico archivista scrive a proposito della fondazione della parrocchia: “Si nota che anticamente vi era solamente il Rettore Curato [presbitero di una chiesa minore rurale dipendente da una chiesa matrice] sotto il medesimo titolo di S. Marco Evangelista in detta Chiesa, ma con poca rendita, ed il jus della decima prediale e sacramentale [tassa in natura o in denaro, dovuta alla Chiesa], che esigeva. E perché vi erano le Chiese di San Sebastiano intra le mura di detta Terra di Manicalciati, come vi è presentemente, e la Chiesa, overo cappella di S. Angelo, fuori le mura, alquanto distante da detta Terra, come vi è presentemente, ma diruta, non so dal tempo, o dalla poca accortezza. Avevano queste due Chiese altre picciole rendite di beni stabili. Si unirono le dette Chiese, con la Rettoria di S. Marco, sudetta, la quale era Curata e si unirono ancora quelle piccole rendite che avevano, e si fece l’erezione del Collegio in numero di quattro, cioè l’Arciprete, Primicerio e due Canonici, e questo fu nell’Anno del Signore 1572 sotto la data del 4 del mese di novembre”.
Nelle Rationes Decimarum, un elenco delle decime delle chiese redatto tra la fine del XIII e gli inizi del XIV, si trovano 115 chiese intitolate a San Marco. Oggi sono molte le parrocchie e le chiese dedicate al santo, soprattutto nel Veneto. La diffusione nel territorio dell’antica Repubblica Veneta è dovuto proprio alla forza di attrazione politica e religiosa che Venezia ha avuto. Nella toponomastica italiana si contano 39 paesi che prendono la denominazione dal santo, la maggior parte distribuiti in Campania in Puglia in Calabria e in Sicilia.
In Campania, ad eccezione delle province di Napoli e di Avellino, troviamo paesi che portano il nome del santo nel Sannio, in Terra di Lavoro e in provincia di Salerno. Per San Marco dei Cavoti la tradizione storiografica locale vuole che il nome sia stato introdotto dalla famiglia franco-provenzale dei Sabran, conti di Ariano Irpino, di cui faceva parte Sant’Elziario patrono della città irpina. Nel ducato longobardo di Benevento si sostiene che fosse Arechi (sec. VIII), autore di fondazioni monastiche, a propagare nel suo territorio il culto di San Marco.
Nella provincia di Avellino, pur mancando paesi che portino il nome del santo, ci sono toponimi e chiese a lui dedicati. Per capire il fenomeno della diffusione dei culti a particolari santi bisogna avere presente anche il sistema viario del Mezzogiorno. A Manocalzati un’antica strada costeggiava il suo territorio; partendo da Abellinum essa giungeva fino a Melfi: era la via Napoletana.
La devozione per san Marco ha camminato con gli uomini lungo queste strade. Ad Atripalda da tempo immemorabile si teneva per il 25 aprile una fiera di san Marco frequentatissima e rinomata per il mercato degli equini.
Nei pressi della stazione ferroviaria di Montefalcione, dove passava la strada per Melfi, c’era la taverna, nei documenti notarili detta caupona sancti Marci; ancora oggi tutta la zona è denominata San Marco, come pure il torrente che segna il confine tra i comuni di Candida, Montefalcione e Serra di Pratola.
Nel territorio di Taurasi al confine con Mirabella c’era il Bosco di s. Marco, oggi tutto dissodato. Presso la Taverna della Loggia di Fontanarosa c’era una chiesa di S. Marco, attestata già nel 1277. A Sant’Angelo dei Lombardi si trova fuori dell’abitato la chiesa di S. Marco con annesso convento.
Ricordo l’entusiasmo che suscitò a Manocalzati la celebrazione del quarto centenario della fondazione della parrocchia di San Marco Evangelista nel 1972. Il paese nato dalla fusione, nel tempo, di più casali ha una origine medievale, ma la vicinanza con l’antica Abellinum ha spinto anche in quelle lontane epoche molta gente a trovare stabile dimora tra le colline verdeggianti che circondavano l’antica città romana. Sono le strade la grande risorsa del paese. Perché Manocalzati nell’antichità come nel presente è stata sempre al centro delle vie di comunicazione più importanti della provincia. E’ attraversata, infatti, oltre che dall’Autostrada A16, anche dalla variante Est per Salerno e dalla superstrada Ofantina che conduce in Basilicata.

