Arriva da Pasquale Matarazzo, funzionario della Regione, attento cultore della memoria del territorio un appello all’amministrazione a condividere con le associazioni del territorio le progettualità da realizzare nello spazio della Dogana, fonalmente restaurata.
La Dogana Caracciolo rinasce, come araba fenice, dalle sue ceneri. Era il 17 dicembre 1992 quando un incendio ridusse in cenere la dogana e oggi, a 34 anni dall’evento, ci sono giovani che non sapevano nemmeno come fosse fatta e per la prima volta ne ammirano la parte più bella, la facciata. La dogana si mostra in tutta la sua bellezza con gli elementi decorativi della balaustra, gli scudi araldici e i meravigliosi leoni in pietra locale, pregevolmente restaurati dall’impresa esecutrice dei lavori alla quale vanno i miei complimenti, così come ai progettisti arch. Multari e Corvino dello @Studio Corvino + Multari, Avellino ne ha 5, due davanti palazzo Caracciolo, due davanti la dogana e uno, di epoca romana, rinvenuto sul pianoro del castello. È la città dei cinque leoni, come l’ho definita. Si spera che quello di epoca romana, un giorno, torni dove è stato ritrovato e faccia bella mostra in piazza castello. Il colore delicato, molto vicino a quello della pietra bianca e i marmi grigi utilizzati dal Fanzago per la fontana di Costantinopoli, dona alla facciata della struttura una tridimensionalità che darà nuova luce alle statue originali, dopo il restauro, o in copia che, in seguito, saranno posizionate dove erano in origine, anche il Pothos, custodito al museo irpino, deve tornare dentro o fuori la dogana. Se gli originali, per ragioni di sicurezza, non torneranno sulla facciata si spera siano posizionate all’interno in un percorso museale studiato con un progetto multimediale. La mia idea per le statue è quella di individuare un luogo per il restauro, nei locali Soprintendenza al Carcere Borbonico o a villa Amendola e lì dare risvolto mediatico ai lavori che potranno essere visibili in rete, attraverso un link sulla pagina del comune di Avellino e in diretta dalle scuole di Avellino, cittadini e addetti ai lavori. L’importante adesso è il contenuto che va condiviso con addetti ai lavori, associazioni e cittadini, quelli che costituirono il Comitato SALVIAMO LA DOGANA! che non si sono mai arresi e ne hanno tenuta viva la memoria, affinché la struttura non sia luogo chiuso ma aperto tutto il giorno e vissuto. Le polemiche non servono, colore o meno, ciò che conta è la futura destinazione. La dogana è tornata e presto tornerà anche il principe Francesco Marino Caracciolo che la volle per facilitare il traffico del grano e la restauro’ e nel restauro, forse, chiese a Cosimo Fanzago di raccontare, con le statue, gli eventi che colpirono duramente la città con l’epidemia di peste dove lui stesso si adoperò per salvare tanti cittadini. Si spera che, con nuovi fondi, si riqualifichi la piazzetta anteriore, via strettola della Corte e l’area retrostante, non dimenticando il restauro del piedistallo di Carlo II d’Asburgo che ora non è più solo. Avellino ha nuovamente la sua piazza barocca vicina a quelle più blasonate napoletane. C’è una nuova luce nel centro storico, un raggio di rinascita che deve vederci uniti e non disuniti per un obiettivo comune quello di ricostruire una comunità e i presupposti per una economia diffusa che favorisca la restanza. Foto Marco Pisano Lia Luigi Rino



