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Maxi truffa Pnrr, De Simone e gli altri due indagati irpini rispondono alle domande del gip

Maxifrode sui fondi Pnrr: i tre indagati irpini scelgono di rispondere al Gip. O. V di Avellino assistito dall’avvocato Gerardo Santamaria e S. D.P di Mercogliano assistito dal penalista Alfonso Laudonia, hanno risposto a tutte le domande  dichiarandosi estranei a qualsiasi associazione riguardante l’inchiesta della Procura Europea (Eppo) sulla maxi frode realizzata approfittando dei fondi Pnrr e dei vari bonus edilizi ed energetici, nella quale giovedì sono finite in carcere 8 persone, altre 14 agli arresti domiciliari.

I due, destinatari di una misura cautelare ai domiciliari, sono stati ascoltati dal Gip del Tribunale di Avellino, Paolo Cassano, su rogatoria del Gip di Roma, che ha emesso misure cautelari e sequestri per un valore approssimativo di 600 milioni di euro, su richiesta del Procuratore Europeo Delegato, Donata Patricia Costa dell’Ufficio di Venezia.I due irpini sono indagati nell’inchiesta, che vede coinvolto anche Maurizio De Simone,  avellinese, ex presidente del Trapani calcio e della Pistoiese, arrestato e detenuto nel carcere di Pistoia. Anche per lui questa mattina, nella città toscana si è svolto l’ interrogatorio di garanzia. De Simone, assistito dall’avvocato Gerardo Perillo, ha risposto a tutte le domande del gip, chiarendo la sua posizione rispetto alle accuse che gli vengono mosse dal Pm. I tre  irpini sono stati iscritti nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di frode fiscale, riciclaggio e bancarotta.

Le indagini dei finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Venezia e del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie sono iniziate attenzionando due società veneziane che avevano partecipato ai bandi di Simest (del gruppo Cdp) per ottenere i fondi europei del Pnrr, dedicata all’internazionalizzazione delle imprese. I documenti, secondo gli investigatori, presentati mostravano incongruenze rispetto a quelli depositati alla camera di commercio: bilanci floridi a fronte di dichiarazioni dei redditi mai presentate e fatture non emesse.

Attraverso intercettazioni e accertamenti informatici è stata individuata una coppia formata da un uomo altoatesino e da una donna di origine ucraina, residenti in provincia di Verona, considerata il vertice del ramificato gruppo.

Tra i valori sottoposti a sequestro ci sono appartamenti e ville, rilevanti somme in criptovalute, orologi di alta fascia (Rolex), gioielli (Cartier), oro e auto di lusso (tra cui Lamborghini Urus, Porsche Panamera e Audi Q8), unitamente agli oltre 600 milioni di crediti creati dall’organizzazione smantellata dagli investigatori.

Ma se l’esecuzione degli arresti degli arresti di giovedì scorso ha messo un punto al lavoro della guardia di finanza, l’inchiesta  non è di certo terminata qui. Oltre ai 23 indagati, ce ne sarebbero altri cinquanta al vaglio del pm Costa.

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