E’ nell’area del Vallo di Lauro,a confine tra Irpinia e l’Avellinese e il Napoletano, che si sviluppa l’indagine che ha scoperchiato un’associazione a delinquere dedicata alle frodi assicurative e che emerge nelle oltre duecento pagine dell’ordinanza del Gip del Tribunale di Avellino, Mauro Tringali, che ha disposto gli arresti domiciliari per tre persone, tra le quali un avvocato, per frode nei confronti di numerose assicurazioni auto operanti sul territorio nazionale. Le tre persone agli arresti domiciliari, la Procura aveva chiesto al Gip la misura cautelare in carcere per complessivi undici indagati, sono residenti nei comuni irpini di Quindici e Taurano
Le indagini, che coinvolgono 133 persone vennero avviate nel 2020 dal Commissariato della Polizia di Stato di Lauro (Avellino), diretto dal vice questore Elio Iannuzzi e coordinate dalla Procura del capoluogo irpino guidata da Domenico Airoma.Le indagini, condotte dagli agenti del Commissariato di Lauro e coordinate dalla Procura di Avellino, si sono concentrate su una rete che, tra il 2018 e il 2020, avrebbe messo in scena 53 incidenti simulati.Al centro dell’organizzazione, secondo l’ordinanza del Gip del Tribunale di Avellino, c’era un avvocato trentanovenne. Figura ritenuta il vertice del sodalizio, la sua condotta è stata definita dal giudice come espressione di “spregiudicatezza e professionalità”. Un tentativo di allontanarsi dal procedimento, attuato con l’autosospensione dall’Ordine professionale prima dell’interrogatorio, è stato etichettato dal Gip come un “maldestro” tentativo di eludere la misura cautelare.
Uno degli indagati aveva incassato i risarcimenti per otto consecutivi falsi sinistri, tra i quali il danneggiamento subito da barche nel corso del loro trasferimento, nei mesi invernali, su bisarche in capannoni di campagna.
L’associazione aveva una struttura che vedeva, oltre al legale, due figure di dirigenti e organizzatori, entrambi quarantacinquenni, il cui ruolo era quello di procacciatori di clienti. Il loro compito era reperire dietro compenso persone disponibili a recitare la parte di attori o testimoni nei sinistri. Si occupavano anche della gestione logistica: procuravano i veicoli, la documentazione e i luoghi dove custodire i mezzi. In larga misura, l’organizzazione si sarebbe avvalsa della collaborazione di amici e parenti per la realizzazione delle pratiche.In totale 133 indagati Dodici accusati di associazione a delinquere finalizzata a reati quali frodi, falso ideologico e materiale, e falsa testimonianza. Cinquantanove capi di imputazione.
I falsi incidenti non riguardavano solo la strada: sette di questi avrebbero coinvolto un natante. Le modalità di simulazione erano diverse, includendo la caduta di pietrisco da mezzi o l’investimento di ciclisti e pedoni.
Il coinvolgimento non si è limitato ai procacciatori
L’origine dell’inchiesta risale alla denuncia di una donna che disconobbe due sinistri a lei attribuiti nel 2018. L’episodio aveva ricondotto a un incontro avvenuto a Lauro presso l’agenzia di uno degli indagati, un luogo che, a seguito di un sequestro di materiale il 22 ottobre 2019, ha permesso di ricostruire la rete di frodi.L’indagine ha inoltre contestato due casi di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale riguardanti falsi certificati di rottamazione per una Smart e una Citroen, connesse a finti incidenti come quello avvenuto a San Paolo Belsito.Il procedimento è ora atteso davanti al Tribunale del Riesame di Napoli.



