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Non si può raccontare il fenomeno dell’immigrazione solo con i numeri, con il freddo bilancio dei morti e di chi invece è riuscito a farcela. Dietro ogni “disperato” che lascia la propria terra ci sono volti, occhi che parlano, storie da raccontare. A quattro anni dal naufragio a largo di Lampedusa dove morirono 365 persone è stata istituita la “Giornata della memoria delle vittime delle migrazioni”. Quest’anno per ricordare quella tragedia anche una Mostra con un titolo significativo “Bambini, storie di viaggio e di speranza”.

C’è tutto in questo titolo. L’idea del cammino, di chi lo compie e del futuro che immagina. Il simbolo di questa mostra è una piccola macchinetta rossa che un bimbo Esrom, ha trovato in mezzo al campo da dove è iniziato il suo viaggio verso l’Europa. Quella macchinetta rossa Esrom l’aveva in tasca quando il barcone su cui viaggiava verso Lampedusa, si è ribaltato al largo dell’isola dei conigli, il 3 ottobre del 2013. Una macchinina rossa di pochi centimetri rovinata dall’acqua e dal tempo, chiusa in una teca di vetro insieme ad altri piccoli oggetti. Esrom aveva tentato di conservarla fin all’ultimo nelle tasche dei suoi pantaloni. La cercava continuamente per essere sicuro di non averla persa nel barcone che conteneva troppe persone. Aveva cinque anni quel disgraziato giorno di ottobre, in cui perse la vita.

Una storia drammatica che deve far aprire gli occhi a tutti noi sul dramma del Mar Mediterraneo. Dopo quella tragedia è nata Mare Nostrum, una coraggiosa operazione umanitaria che insieme a quella dei Corridoi Umanitari a tutt’oggi costituiscono un’alternativa possibile ai viaggi della morte. E a quattro anni di distanza si continua a morire nel mar Mediterraneo. La comunità di Sant’Egidio denuncia che se è vero che i numeri in assoluto sono diminuiti, le percentuali sono drammaticamente aumentate: nel 2015 su un milione e 15mila sbarchi si contavano 3.771 vittime, nel 2016 su 362mila erano 5.096 mentre nel 2017, fino ad oggi, su circa 130mila arrivi ben 2.655 hanno perso la vita, addirittura uno ogni 48 persone salvate.

Ricordare dunque è importante perché aiuta soprattutto i giovani ad evitare di farsi trascinare nella facile propaganda e nell’intolleranza. La politica troppo spesso si è fatta trascinare in una “guerra” di parole per catturare consensi. Un approccio al problema semplicistico. Il tema dei migranti non è cavalcato solo in Italia. In Europa, complice, la crisi economica, una larga parte dell’opinione pubblica ha scelto di votare per forze politiche che hanno fatto della battaglia anti immigrati un simbolo preciso. E’ accaduto in Francia con Marine Le Pen e in Germania dove per la prima volta è entrato in Parlamento un partito di destra schierato duramente contro le politiche di integrazione. Il tema resterà cruciale e centrale anche per i prossimi anni. E non è un caso che la prima visita di Papa Francesco è stata proprio a Lampedusa. Allora il Pontefice disse parole che sono ancora attualissime mettendo in evidenza che “la cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro. Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti innominati, responsabili senza nome e senza volto”. La cultura dell’indifferenza come la chiama il Papa non può appartenere al mondo occidentale che al contrario ha il dovere dell’accoglienza e della solidarietà nel rispetto delle regole.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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