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La Biblioteca della famiglia Capone racconta le trasformazioni della società meridionale, Iermano: così la borghesia ha smesso di produrre idee

“La borghesia ha perso la sua funzione di motore della società, non riesce più a produrre idee, non ha etica né cultura ma si limita all’omologazione al benessere in contrasto con le idealità che l’avevano caratterizzata”. A sottolinearlo il professore Toni Iermano, docente di letteratura italiana all’Università di Cassino, nel presentare alla Biblioteca Provinciale la mostra da lui curata “La Biblioteca del Borghese” che parte dal fondo di oltre 30.000 volumi della famiglia Capone, primo nucleo della Biblioteca Provinciale, risalente al 1913, per riflettere sull’evoluzione della borghesia meridionale “I Capone sono un esempio di famiglia che, attraverso lo spirito imprenditoriale, è riuscita a dare una svolta alla società, favorendone il passaggio verso la modernità. Sono letterati, avvocati, patrioti capaci di ritagliarsi, attraverso le professioni, autorevolezza, prestigio e dunque un ruolo decisivo nella società italiana. Basti pensare alla figura di Filippo Capone, magistrato, uomo di cultura, patriota e parlamentare della nuova Italia fino a diventare senatore, capace di intessere relazioni con De Sanctis e la cultura cattolica, o Scipione, amministratore pubblico e appassionato collezionista di libri. Sono interpreti di una borghesia antifeudale, che non si limita a vivere della rendita dei terreni ma crede in un’etica del lavoro e degli ideali. La famiglia Capone dimostra che essere borghesi non è un dato di fatto ma una vocazione da sviluppare attraverso l’educazione civile, la religione del lavoro e una concreta formazione culturale, E’ espressione di una cultura borghese che entra in crisi quando la classe borghese diventa capitalista, mentre è proprio la cultura nell’Ottocento a definirne lo status sociale”. Iermano, introdotto dal giornalista Pierluigi Melillo e da Raffaella Festa, direttore del Museo Irpino, cita Guido Dorso “convinto che la borghesia è strettamente collegata alla qualità della classe politica, quando si abbassa il livello della politica sul piano dei modelli etici, non riesce più a essere forza propulsiva”. Il suo è un invito al “protagonismo della classe dirigente. Dobbiamo preoccuparci della qualità della società, della sua tenuta sociale. Quando non riusciamo a dare forma ad essa, inevitabilmente, si costituisce intorno al vuoto. Non possiamo delegare ad altri le nostre scelte, dobbiamo essere noi i primi a credere nel valore della cultura, che è sempre espressione di una visione di vita”.  Ricorda come per i Capone “i libri custoditi nella propria Biblioteca diventano simbolo dell’autorevolezza conquistata dalla famiglia, a ribadire il ruolo centrale della cultura nel costituirsi della società borghese e nella promozione di un processo di modernizzazione e secolarizzazione”. E sottolinea come “Nell’Ottocento la borghesia si affaccia alla politica con una dimensione professionale chiara e un proprio bagaglio culturale, a differenza di oggi in cui la politica è ridotta a un’agenzia di collocamento”. Sottolinea come sia un romanzo come Robinson Crusoe a definire l’idea di borghesia “Robinson amministra l’isola come se fosse una sua proprietà, prima per sopravvivere, poi per vivere e migliorare la qualità della propria vita”. Una cultura borghese che sarà duramente contestata da Marx quando si limiterà a coltivare solo l’utile e perderà la sua valenza ideale. “Poichè il libro in questa mostra non è mai merce ma è sempre espressione di uno status culturale che nasce dall’amore per la cultura, intesa come strumento per modificare gli assetti dominanti. E la cultura continua ad essere una speranza per il futuro, a patto che sia interpretata con una finalità etica. Mentre oggi si è perso il concetto di cultura borghese, sostituita da stereotipi. Possiamo affermare che la borghesia non esiste più”.  Nessuna nostalgia, chiarisce, poichè è “sempre dal buio che si genera la luce”.

E’, quindi, Raffaella Festa a porre l’accento sulla scelta dell’amministrazione provinciale guidata da Rizieri Buonopane di investire nella promozione della cultura, troppo spesso considerata la Cenerentola nella gestione di un ente che deve occuparsi di viabilità, infrastrutture e istruzione. “Ci vuole oggi più che mai il coraggio da parte degli enti locali di scegliere”. E annuncia il progetto della costituzione di un Polo Bibliotecario nel complesso di Corso Europa con il trasferimento della sezione archeologica al Museo Irpino. Ed è una mostra carica di suggestioni molteplici quella che accoglie il visitatore, dall’unica copia dei Ragguagli di Bellabona salvata miracolosamente dal rogo agli scritti del poeta Giulio Acciani, da Plinio il Vecchio a Leon Battista Alberti e Spinoza, dall’epistolario dei Capone allo scrittoio di Giulio con scritti autografi in cui fa bella mostra di sè una copia del Robinson Crusoe.

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Floriana Guerriero

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