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Nello studio di Bascetta una nuova ipotesi sulla nascita del borgo di Pietrastornina

Lo storico Arturo Bascetta presenta i risultati di una pluriennale ricerca d’archivio che getta nuova luce sulla genesi del borgo di Pietrastornina a seguito della Peste Nera del 1348. Lo studio, basato sull’analisi di fondi documentari vaticani, diocesani e degli Archivi di Stato di Avellino e Benevento, sarà pubblicato il prossimo 1° maggio.
La ricerca documenta il passaggio dalla configurazione altomedievale dell’insediamento (legata alla Mensa episcopale dei Santi Martiri nella valle del Sabato) alla rifondazione trecentesca sui rilievi montuosi. Secondo i documenti rinvenuti, fu il nunzio apostolico Guglielmo de Roseriis a decretare, tra il 1350 e il 1351, il trasferimento dell’abitato presso la rupe di San Martino, area ritenuta salubre e difendibile dopo le devastazioni causate dall’epidemia e dagli eventi sismici del periodo.
L’indagine storica identifica i coloni provenienti dall’area di Caiazzo (Caserta) che parteciparono alla costruzione della Torre e delle prime infrastrutture civili e religiose. Tra i documenti di particolare rilievo figura l’atto del 10 agosto 1351, riguardante la gestione delle risorse idriche e la nomina dei primi responsabili della comunità, tra cui Giovanni de Rosa nel ruolo di Capitano della Torre.
“Il lavoro di revisione storica si è reso necessario per restituire al territorio una cronologia basata su fonti primarie e verificabili”, dichiara l’autore Arturo Bascetta. “L’obiettivo è fornire alle comunità locali e agli studiosi uno strumento di analisi rigoroso sulle dinamiche di ripopolamento post-pandemico nel XIV secolo”.
Il volume, che analizza anche la rifondazione di altri 28 centri legati alla Mensa dei Santi Martiri, sarà presentato nel mese di giugno attraverso un ciclo di incontri istituzionali a Pietrastornina, Napoli, Caiazzo e Caserta.
“Dopo la Peste Nera del 1348, Guglielmo de Roseriis – racconta Bascetta – nunzio apostolico del Vaticano, giunge ad Avellino e trova la Valle del Sabato deserta. La vecchia Petra è un cumulo di rovine; la chiesa dei Santi Martiri è scoperchiata. Guglielmo dichiara il luogo “pestifero e umido”, decretando che la vita non debba tornare nelle “fosse” della valle.
Presso una grotta, il nunzio incontra Angelo, un pastore solitario di Summonte.
È lui a indicare la rupe sovrastante: «Signore, costruite sui monti di Sturminae, dove il vento scaccia la morte». Il 4 giugno 1350, Guglielmo sale sulla roccia: domina la valle fino a Benevento e decide: «Qui sorgerà la nuova città». Nasce così la nuova chiesa di San Martino “sotto le chiavi di San Pietro”. Per ripopolare il borgo vengono chiamate “famiglie robuste” provenienti da Caiazzo. Il 10 luglio 1351, i fratelli Giovanni e Pietro de Rosa firmano il patto: riceveranno terre e l’esenzione dalle tasse per tre anni in cambio della costruzione della Torre. Pochi giorni dopo, il 15 luglio, viene posata la prima pietra della chiesa di San Martino al Campanaro (Ciardelli), utilizzando materiali recuperati dai ruderi dei Santi Martiri.
Il paese prende forma: nasce il quartiere Isca, diviso ai lati della Torre. Nicola de Lorenzo vigila sulla sorgente della Festula (l’acqua sacra), mentre Matteo de Romano gestisce il mulino all’Iscla. Si piantano vigne alla Costa del Monte e si protegge il “muro vivo” dei boschi verso il Cenobio di Sant’Angelo. Nonostante le minacce dei Baroni di Altavilla e Summonte, Guglielmo presidia il territorio e fa scolpire le Chiavi di San Pietro sui confini alla Croce e alla Pietra di Termine. Il 10 ottobre 1353, prima di tornare ad Avignone, nomina Giovanni de Rosa “Capitano della Torre”. Il borgo è ufficialmente vivo”.

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