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Non esistono bombe giuste. Chi resta in silenzio è complice, in piazza per chiedere la fine di ogni conflitto

“Non esistono bombe giuste, né ci può essere pace senza giustizia. Ecco perchè non possiamo restare in silenzio, chi non denuncia è complice di quelle bombe. Oggi siamo qui per chiedere con forza la fine di ogni conflitto”. Lo sottolinea Stefano Kenji Iannillo di Arci nell’aprire il sit in per la pace, davanti al Palazzo del governo, mentre risuonano le registrazioni del rombo dei bombardieri, il rumore delle bombe che cadono dal cielo “Abbiamo provato a sentire quello che sentono ogni giorno i palestinesi della Striscia di Gaza, gli iraniani di Teheran, le popolazioni che vivono nelle terre oggetto di conflitto, nell’incertezza di sapere se potranno mangiare, se la loro casa sarà distrutta, se riusciranno ad avere un sacco di farina. La violazione continua del diritto internazionale parla a tutti noi, non può lasciarci indifferenti. La Rete per il Disarmo di Avellino è tornata in piazza perché riteniamo imprescindibile che l’opinione pubblica si mobiliti per la pace. Vogliono farci credere che i conflitti nascano dalle scelte irrazionali di singoli individui. Ma non è così. E’ evidente che dietro ogni guerra ci sono interessi economici, strategie geopolitiche, visioni ideologiche, e in alcuni casi veri e propri tentativi di genocidio. Quanto sta accadendo in Medio Oriente è il frutto di un’interpretazione violenta, esclusiva e carica d’odio delle identità”. Non ha dubbi Iannillo “Noi crediamo che l’opinione pubblica, la mobilitazione popolare e la partecipazione attiva rivestano un ruolo decisivo. Servono a togliere terreno sotto i piedi a chi sfrutta i sentimenti di odio e di guerra per alimentare i propri profitti e perpetuare modelli politici che spingono il pianeta verso la distruzione. I diritti umani devono vale per tutti, non solo per chi è bianco o nero, per questo o quell’altro popolo. Quello a cui stiamo assistendo non ha giustificazioni. È vero: Trump non ci ascolterà. Ma ciò che conta è che la cittadinanza si mobiliti per una parola che non è vuota o neutra. “Pace” è una parola affilata, una parola viva, che contiene in sé solidarietà, rispetto, cooperazione, integrazione, dialogo. È una parola che significa riduzione delle disuguaglianze, che implica la costruzione di un mondo in cui i conflitti si risolvono con la diplomazia, non con le armi. Per questo la pace è un’opzione politica concreta e radicale. E va praticata. La popolazione deve essere protagonista, deve vivere la partecipazione e la pace come strumenti attivi per costruire un futuro diverso. Poichè è proprio la partecipazione dal basso che fa paura ai governi”. E sono soprattutto i giovani a far sentire la loro voce, a partire dall’Uds e dai Giovani Comunisti, con loro Cgil, Acli, Libera, Rete Soma, anche se non mancano rappresenti dell’universo dei partiti da Nello Pizza e Antonio Gengaro del Pd a Roberto Montefusco di Sinistra Italiana e Sara Spiniello dei 5 Stelle. Mentre il grido “Palestina libera” risuona sempre più forte

Il dibattito al Circolo della stampa: diritto internazionale violato anche da Israele ma nessuno lo dice o applica sanzioni. In ballo il governo della globalizzazione

Un appello alla pace che arriva anche dal Circolo della stampa dove più volte si sottolinea come Israele abbia violato il diritto internazionale, senza che le potenze d’Europa abbiano mai levato la voce.  A confrontarsi su “Il nostro futuro, una sinistra per il futuro”, coordinati da  Giorgio Fontana docente di diritto del lavoro, Domenico Gallo, già presidente di sezione della Corte di Cassazione, Pasquale  De Sena, docente di diritto internazionale, Salvatore D’Acunto, docente di economia del lavoro, Agostino De Rosa, medico, Michela Arricale, avvocato e attivista, Michela Mancusi, avvocato e presidente dello Zia Lidia e Antonio Gengaro, consigliere comunale del campo progressista. E’ Gallo a porre l’accento sulla violazione del diritto internazionale rappresentata dai bombardamenti sull’Iran, una violazione di cui ci si ricorda soltanto quando si discute del conflitto tra Russia e Ucraina, utilizzata per mascherare il genocidio dei palestinesi. “Il paradosso – spiega Gallo – risiede nel fatto che un Paese in possesso di armi nucleari non dichiarate bombardi un altro Stato che ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare ed è sottoposto ai controlli dell’ONU. Le regole dovrebbero valere per tutti, ma così non è: si approva un nuovo blocco di sanzioni contro la Russia e non si proferisce parola contro le bombe di Israele. Gli Stati europei sembrano voler costruire la pace attraverso la violenza, a partire dalla scelta del riarmo. Si invoca la tregua, ma si inviano armi all’Ucraina”. De Sena ricorda a Israele non siano mai state applicate neppure sanzioni, malgrado l’evidente violazione dei diritti umani. mentre in Kossovo e in Libano si ritenne necessario intervenire con l’esercito “Si assiste a una perdita di centralità del diritto internazionale. Si cerca di nascondere il fallimento da parte dell’Occidente del processo di trasformazione dell’ordinamento internazionale in ordine giuridico neoliberale”.

D’Acunto spiega come in ballo ci sia non tanto il possesso delle bombe nucleari quanto il governo della globalizzazione e il tentativo di cambiare i rapporti di forza a partire dai traffici legati alla via della Seta che passa per Iran e Turchia. Tutto questo con una sinistra incapace di incarnare un’idea alternativa a capitalismo e globalizzazione, fino a determinare una nuova forma di colonialismo. Mentre De Rosa si sofferma sulla crisi della globalizzazione e del modello capitalista che si traduce in un sempre maggiore sfruttamento della classe operaia, in una delocalizzazione e deindustrializzazione e nell’emergere di nuovi populismi che determinano l’ascesa al potere di leader che li cavalcano, fino all’applicazione di misure protezionistiche aggressive e alla cosa ad armamenti “Al cosmopolitismo dell’economia si contrappone il nazionalismo in politica”. Arricale ricorda come il dualismo sia tra  una concezione liberale “in cui i diritti devono essere rivendicati ma non spettano come esseri umani  e una democratica del diritto basata sul principio di uguaglianza”. E’ quindi Mancusi a ricordare come più volte il cinema abbia immaginato e rappresentato lo spettro della guerra, delineando scenari che oggi appaiono reali.

Gengaro ricorda la presentazione da parte dei gruppi di opposizione di una mozione in linea con la proposta lanciata da Anpi e Movimento 5 Stelle in tutta Italia. “Chiediamo il cessate il fuoco, il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del nostro Paese, e anche l’avvio di una riflessione sull’opportunità di derogare alle sanzioni economiche nei confronti di Israele. È necessario fermare questo eccidio che non è più giustificabile. Noi siamo contro la guerra, contro ogni forma di violenza, e la politica, a nostro avviso, deve intervenire. Un tempo la politica estera italiana aveva un ruolo attivo in Medio Oriente; oggi è completamente assente, così come lo è l’Unione Europea, che dovrebbe farsi sentire. Il popolo palestinese è stato espropriato della propria terra, cacciato, massacrato, tutto per il delirio di potere di un leader in declino come Netanyahu, che tenta di mantenere il potere con la violenza. Le ultime notizie parlano di un’escalation tra Stati Uniti e Iran. Ma nessuno vede, nessuno sa, si dice che venga la pace, ma non arriva nulla. L’Italia, in questo contesto, può fare poco proprio perché manca una politica estera e di difesa comune a livello europeo. Se l’Europa parlasse con una sola voce, se avesse una credibilità fondata sulla propria storia — una storia che per settant’anni ha tenuto il continente lontano dalla guerra — potrebbe davvero incidere. Invece oggi rischiamo di ripiombare tragicamente in un ciclo di violenza. Anche gli Stati Uniti, prima o poi, reagiranno: l’era Trump ha rappresentato un delirio di onnipotenza, ma le democrazie hanno la capacità di correggere i propri errori. Speriamo solo che non sia troppo tardi”.

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