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Non si ferma la strage infinita delle donne

di Rossana Cetta

Non si ferma la strage delle donne uccise  a coltellate, strangolate o bruciate per mano di mariti, ex compagni o fidanzati incapaci di accettare la separazione. Il 2025 si propone anch’esso come l’anno della carneficina, se nei primi cinque mesi già si contano  ben più di 15 donne uccise. L’ultima, in provincia di Napoli, proprio in questi giorni, ci obbliga a riflettere ancora una volta sulla violenza di genere, soprattutto perché l’assassino ha solo diciannove anni e la vittima appena quattordici, praticamente appena sbocciata alla vita. Le parole di sdegno si sprecano su tutti i media e nel dibattito pubblico, ma oramai suonano come vana retorica se non ci adoperiamo tutti a cambiare questa realtà con la volontà di cambiare, a partire dalle istituzioni che sono deputate all’educazione, in primis le famiglie e poi la scuola, che, come agenzia educativa, è stata del tutto soppiantata dalla televisione, dal computer, da Internet e ora dall’Intelligenza artificiale, come se la tecnologia fosse la panacea di tutti i mali.

Cominciamo a riflettere su questo connubio amore-morte, cerchiamo qualche risposta che possa aprire un varco in questo tunnel senza uscita. Riconoscere che il patriarcato è la causa remota di tutti i femminicidi non è più sufficiente. Occorre rendersi consapevoli, tutti, che in questa cultura patriarcale siamo immerse pienamente anche noi donne, dal momento che “facciamo fatica ad amare gli uomini al di là dei confini che ci viene detto di non varcare.”

Ho letto in questi giorni il saggio di bell hooks (le iniziali minuscole sono una scelta dell’autrice), La volontà di cambiare, Mascolinità e amore. Bell Hooks è stata pioniera e icona del pensiero femminista ed ha scritto innumerevoli saggi con influenze, tra le altre, di Erich Fromm. L’autrice è convinta che molti uomini hanno paura di cambiare, molti non hanno nemmeno cominciato a riflettere sul fatto che il patriarcato impedisce loro di conoscere se stessi, di essere in contatto con i propri sentimenti, di amare. Per conoscere l’amore, gli uomini devono essere capaci di rinunciare alla volontà di dominare. Devono essere disposti a cambiare.

Il libro è tutto incentrato su un semplice assioma: Tutti hanno bisogno di essere amati, anche gli uomini, soprattutto gli uomini, che del sistema patriarcale sono le prime vittime. L’autrice affida le sue riflessioni ad una verità essenziale: l’inclinazione maschile alla violenza e all’assenza di emozioni è determinata dall’educazione patriarcale che gli uomini hanno ricevuto sin dall’infanzia, quando è stato loro imposto di reprimere ogni sentimento, ogni emozione, indottrinati innanzitutto dalle madri al concetto di mascolinità. C’è solo un’emozione che il patriarcato apprezza quando è espressa dagli uomini ed è la rabbia. I veri uomini si arrabbiano. E la loro collera, anche se violenta, è considerata naturale, un’espressione positiva della mascolinità patriarcale. Tuttavia non dobbiamo credere che nulla si può fare, perché l’assenza di emozioni può essere guarita grazie ad una rivoluzione necessaria per immaginare una società nuova in cui nessuno debba più avere paura del proprio universo sentimentale. Secondo l’autrice, se continuiamo a sostenere la cultura patriarcale che spinge gli uomini a negare i sentimenti li condanniamo a vivere in uno stato di torpore emotivo. La maggior parte delle donne non vuole prendere atto del dolore maschile e continua a giudicare quelli che esprimono sentimenti deboli, insicuri, vulnerabili. Questa teoria sessista viene perpetuata proprio da noi donne, madri, sorelle, figlie, mogli e amanti.

Quando sentiamo che gli adolescenti si armano e uccidono i loro genitori, i loro coetanei, allora un senso di angoscia comincia a permeare la nostra cultura. Vogliamo risposte. Perché tanti uomini uccidono? Nessuno parla del ruolo che svolge il concetto patriarcale di virilità nel far pensare ai ragazzi che uccidere è nella loro natura, che non possono fare nulla per cambiare questa natura. Bombardati da notizie sulla violenza maschile, non sentiamo mai parlare di uomini e amore, non ci diciamo che in questa fase storica sono gli uomini che hanno bisogno di aiuto per uscire dalla gabbia del sistema patriarcale. Solo una rivoluzione di valori metterà fine alla violenza di genere e questa rivoluzione sarà necessariamente basata su un’etica dell’amore.

Come si fa a non capire che uno dei mali assoluti degli uomini è la loro educazione? Abominevole educazione, che fiacca gli animi, che predispone al pessimismo più cupo.

In Italia, soprattutto nel Sud, i ragazzi, trattati come dei sin dalla culla, circondati da uno sciame di donne attente a soddisfare i loro capricci, mai contrastati, in niente puniti o premiati con qualsiasi sistema, arrivano all’età adulta sprovveduti come neonati. A venti, venticinque anni, l’incontro con la realtà si risolve in una catastrofe. Messi brutalmente di fronte a un mondo che non sospettavano potesse cessare di gravitare intorno a loro, posti di fronte a necessità e responsabilità, perdono con le illusioni l’entusiasmo e la fiducia nella vita.

E che dire delle ragazze? Educate a compiacersi della propria bellezza, allevate nell’idea di dover prima o poi finire nelle mani di un marito, non fanno altro che spendersi e spendere per la loro vanità, per piacere agli uomini, e intanto non si accorgono di rimanere sempre più ai margini della vita politica e sociale del paese.

Insomma, per dirla tutta, in Italia “la mamma” è la responsabile depositaria di valori educativi da trasmettere ai figli di generazione in generazione. Noi donne non possiamo non prendere coscienza di ciò. Anche la scuola si deve attivare nel dare una nuova educazione ai giovani e non c’è bisogno di parlare di soft skills o di educazione sessuale, ma basta fare più letteratura, tanta letteratura per consentire un’educazione sentimentale!

 

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