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La stampa nazionale e locale ha dato ampio spazio nel convegno di Napoli dei Vescovi delle regioni meridionali sull’attualissimo tema Chiesa e Lavoro. Quale futuro per i giovani del sud?" I contributi della comunicazione scritta sono stati certamente coerenti con la complessità della tematica discussa, ma è doveroso per chi ha avuto l’onere e l’onore di partecipare ai lavori del convegno, sottolineare il senso autentico dell’evento stesso. Anzitutto il messaggio di operosa attenzione della Chiesa per i giovani del sud. Esso è rivolto all’intera comunità nazionale la cui complessiva realtà giovanile registra affanni esistenziale anche per i giovani appartenenti alle regione del centro e del nord, con tassi di disoccupazione, certamente differenti, ma pur sempre preoccupanti. Il profilo prevalente, sia delle relazioni introduttive che del lavoro dei cinque gruppi tematici, è stato quello della concretezza nelle analisi e nelle proposte presentate dalle conferenze episcopali regionali, dai Movimenti ecclesiali del vastissimo mondo del laicato cattolico associato, dal Sindacato e dall’imprenditoria. Non è casuale il secondo segmento tematico del Convegno: – "Quale futuro per i giovani del Sud?" – a fronte della drammaticità umana e sociale del mondo giovanile che ha trovato la sua punta di iceberg nel suicidio del giovane precario triestino Michele la cui lettera letta quasi all’inizio dei lavori, ha destato profonda e unanime commozione e non poca indignazione tra i presenti. Dal dibattito sono emerse soluzioni nuove per un problema vecchio, esemplari testimonianze di percorsi progettuali sostenuti da giovani protagonisti che hanno trovato nella rete preziosa di oltre quattromila parrocchie e una infinità di associazioni, movimenti, scuole, istituti religiosi, aggregazioni di volontariato una occasione concreta per costruire protagonismo, imprenditorialità umana e sociale, futuro per riannodare i fili antropologici e spirituali di una comunità che attualmente rischia di scomparire. La dimensione pubblica della fede e la presenza della Chiesa dove c’è l’uomo con i suoi bisogni quotidiani è la chiave di lettura chiara e prevalente del un nuovo umanesimo sociale promosso e testimoniato da Papa Francesco per ringiovanire la Chiesa attraverso il valico coraggioso della frontiera sociale per costruire piste di futuro, non solo declinate, ma percorse proprio dai giovani che trovano sostegno prezioso nella "Chiesa in uscita" con il necessario incoraggiamento e approdo esistenziale. La consapevolezza che le istituzioni vanno aiutate nella lettura dei bisogni – non sono state casuali le plateali divergenze programmatiche tra De Vincenti e De Luca – con la generosa capacità di proposte concrete, apre orizzonti nuovi ed immediati per il laicato cattolico associato, interpellato con urgenza a fare sintesi progettuale – sul piano civile, culturale e politico. In sintesi si profilano impegnative frontiere per un nuovo cattolicesimo sociale e politico.
edito dal Quotidiano del Sud

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