“Partecipare al rito della transumanza è quasi un’esperienza mistica, proprio come il cammino di Santiago. Si ha l’impressione di aver preso parte a una grande impresa sulle tracce dei nostri antenati”. E’ il regista Bruno Palma a raccontare il suo documentario “Sulla via dei padri”, presentato al festival del cinema di Salerno, dove ha vinto il premio per il miglior documentario. “Sono romano ma i miei genitori sono originari di Bisaccia. Conosco, dunque, molto bene l’Irpinia – spiega Palma – Quando trascorrevo le feste con i nonni a Bisaccia, vedevo le mandrie attraversare il paese per il rito della transumanza e mi chiedevo chi fossero gli uomini che le accompagnavano. Nessuno sapeva mai darmi una risposta. Così mi sono messo sulle tracce di questi pastori che due volte all’anno si mettono in cammino con i loro animali. A favorire il contatto con il mondo pastorale è stato lo storico Giuseppe Capone, tra i protagonisti del documentario, scomparso prematuramente nei mesi scorsi. E’ sempre stato lui a conciliare tradizione e mondo moderno, occupandosi di tutto ciò che riguardava permessi e viabilità. Questo film è dedicato anche a lui e a tutti coloro che insegnano il proprio sapere ai loro figli. Ho conosciuto così una famiglia di allevatori di Montella, Felice, il capostipite, Massimo, il figlio e Manuel, il nipote di appena nove anni ma già esperto. Li ho seguiti sulle rotte della transumanza in estate da Cerignola a Montella, dal mare ai pascoli sui Picentini e poi all’inizio dell’inverno, lungo la strada del ritorno, dai Picentini a Cerignola”. Palma racconta di “essere entrato in questo mondo in punta di piedi e di sentirmi ormai quasi parte della squadra della transumanza. Anche quest’anno mi hanno chiamato per chiedermi quando li avrei raggiunti. Io spero di tornare per goderni appieno questa esperienza. Mi piace questa percezione di me che hanno gli altri come pastore”. Sottolinea come “E’ sorprendente come a partecipare al rito della transumanza siano parenti, volontari, amici, ciascuno offre il suo contributo senza avere alcun compenso. C’è un forte senso di condivisione tra i partecipanti, si forma un forte spirito di squadra, ognuno si preoccupa della mandrie ma anche dell’altro. Ma il rito è anche un modo per rinsaldare il legame con il passato, sulle tracce dei propri padri, ripercorrendo un cammino che si compie da secoli. L’itinerario è composto per il 10% da tratturi e per il resto da strade statali con tutte le problematiche legate alla viabilità, anche se i pastori possono sempre contare sul sostegno di Protezione Civile e forze dell’ordine”
Spiega come “250 armenti, vacche podoliche e allo stato brado, si spostano da un pascolo all’altro. Sono 25 le persone che accompagnano la mandria, percorrendo 110 chilometri in quattro giorni. Si attraversano borghi come quello di Rocchetta Sant’Antonio, Guardia dei Lombardi, Bisaccia e Lacedonia, che ancora mantengono e sostengono questa antica tradizione. Se d’estate ci si accampa all’aperto, d’inverno si dorme nei casali”. Palma ribadisce come “La transumanza è una ricchezza che deve essere conosciuta, condivisa e protetta, se si interrompesse per questioni legate alla viabilità sarebbe una grave perdita. C’è dietro questa tradizione un amore per la cultura contadina, per questo rito e le modalità con cui si svolge, un legame con le radici. Nella società contemporanea la transumanza potrebbe avvenire più facilmente con i camion, basterebbe caricare gli animali sui furgoni ma non avrebbe la stessa valenza. Mentre così come si svolge, tutti i partecipanti sentono di avere un ruolo centrale del rito, malgrado ci siano gerarchie ben definite”. Sottolinea come “da quando è stato ottenuto il riconoscimento Unesco, la transumanza comincia ad essere valorizzata anche in Irpinia. Mi colpiva che a Bisaccia non ci fosse alcuna curiosità nei confronti dei pastori che compivano questo rito, nessuno sapeva chi fossero, ma al tempo stesso nessuno era curioso di saperlo. Invece, può avere un ruolo decisivo per lo sviluppo economico e turistico del territorio irpino. Attraverso questo film ho cercato di avvicinare elementi differenti della comunità e di fare sì che amassero le stesse cose, di lanciare un ponte tra anime diverse della stessa terra”. Il film, proiettato ieri a Salerno, sta girando tutta l’Italia, sabato prossimo sarà al Vision 2030 di Noto. “In Irpinia – prosegue Palma – non è ancora stato proiettato, mi piacerebbe la prossima estate ripercorrere le tappe del transumanza e proporre una proiezione in ogni paese. L’idea che mi muove è quella di condividere questa tradizione con le comunità a cui è più fortemente legata”. Ad accompagnare il passo lento dei pastori le musiche originali composte dal pianista jazz Danilo Rea, insieme a Giulio Maresca – musicista che viene fuori dalla scena elettronica romana – e Maurizio Martusciello aka Martux_M, uno dei maggiori esponenti del panorama italiano di musica sperimentale ed elettronica.
Palma e il rito della transumanza, “Sulla via dei padri” premiato a Salerno
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