L’inquinamento ambientale e l’esposizione alle microplastiche devono essere considerati a tutti gli effetti come fattori di rischio per le malattie cardiache. È questo l’appello lanciato da Giuseppe Paolisso, professore ordinario all’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli e coautore di un recente studio che evidenzia un forte legame tra la presenza di micro e nanoplastiche nel sangue e l’aumento del rischio di infarto.
Secondo il professor Paolisso, questa ricerca rappresenta una svolta importante: le microplastiche si aggiungono ai pericoli cardiovascolari già noti, come il fumo, il colesterolo alto e il diabete.
La salute umana va valutata in relazione all’insieme di tutte le esposizioni (chimiche, fisiche e ambientali) a cui siamo sottoposti nel corso della vita.
I diversi fattori nocivi si influenzano a vicenda; ad esempio, l’inquinamento e il fumo di sigaretta aumentano la probabilità di accumulare microplastiche nel sangue.
Come possiamo difenderci?
Anche se l’inquinamento globale sembra un problema fuori dalla portata del singolo, Paolisso sottolinea che possiamo fare molto per limitare l’esposizione individuale: evitare il fumo: una scelta fondamentale per ridurre l’accumulo di sostanze tossiche.
Scegliere il vetro: preferire contenitori in vetro rispetto a quelli in plastica per conservare cibi e bevande.
Attenzione a caldo e luce: evitare di esporre i contenitori di plastica a fonti di calore o alla luce diretta del sole, condizioni che favoriscono il rilascio di microplastiche.
“È un rischio che non si può eliminare del tutto, ma si può contenere in maniera importante.”


