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Passaro: il vero vincitore è l’astensionismo

E’ Massimo Passaro a commentare con amarezza i dati relativi alle ultime elezioni “Le elezioni regionali in Campania hanno decretato Roberto Fico come nuovo Presidente, ma il dato più pesante non riguarda il nome del vincitore.

Il vero protagonista di questa tornata elettorale è l’astensionismo: il “partito del non voto” ha superato qualsiasi lista, coalizione o candidato, segnando una distanza sempre più profonda tra i cittadini e le istituzioni. Non si tratta più di un segnale: è una frattura strutturale, che rivela una crisi di fiducia senza precedenti.

Oggi esistono due categorie di elettori.

– Da un lato ci sono coloro che votano inseguendo un interesse personale, un favore o una promessa, mettendo da parte l’interesse pubblico.

– Dall’altro ci sono coloro che scelgono di non votare, convinti che la politica non influenzi più la loro vita e che bastino i propri risultati individuali.

Sono due atteggiamenti diversi, ma accomunati dallo stesso tratto: la rinuncia al bene comune. Eppure, dopo il voto, tutti si confrontano con i medesimi problemi: strade dissestate, servizi che non funzionano, spazi pubblici abbandonati. Nessuno – votante o non votante – è al riparo dalle conseguenze di questa distanza crescente.

Una frattura simile si riscontra tra i candidati.

– Da un lato ci sono le persone per bene, quelle senza pacchetti di voto, senza clientele, senza promesse da vendere. Sono coloro che vivono la politica come un servizio, che lavorano per anni sul territorio, che ascoltano e costruiscono fiducia con pazienza e serietà. Ma oggi questa categoria è penalizzata: in un sistema dominato dall’aritmetica delle preferenze, chi lavora con coerenza e impegno viene spesso messo da parte.

– Dall’altro lato ci sono i candidati discussi, figure che – nonostante ombre e vicende poco chiare – continuano a ottenere consensi grazie a reti consolidate e pacchetti di voti preconfezionati.

A loro si aggiungono figli, nipoti ed eredi della politica di ieri, pronti a riciclarsi da uno schieramento all’altro senza portare alcuna innovazione reale. Così la politica perde identità, perde storia, perde credibilità.

A gravare ulteriormente è il fenomeno del trasformismo: un tempo la politica era militanza, sacrificio, costruzione lenta e coerente.

Oggi basta confezionarsi un pacchetto di voti per essere accolti ovunque, passando da un partito all’altro secondo la convenienza del momento. Non solo: chi compie queste transumanze elettorali viene addirittura premiato, spesso con incarichi e ruoli decisionali, anche se ha già ricoperto posizioni analoghe in partiti opposti. È una pratica che svuota di senso la parola meritocrazia, trasformandola in un concetto vuoto usato solo nei discorsi.

In questo contesto trovano spazio anche persone che dovrebbero restare lontane dalla vita pubblica, individui privi di credibilità morale che continuano a influenzare voti, trattare preferenze e orientare scelte politiche. È un’anomalia che erode ulteriormente la fiducia dei cittadini e alimenta l’idea che la politica sia terreno fertile per opportunismi e non per responsabilità.

Le conseguenze sono evidenti: i giovani di talento si allontanano sempre di più; gli elettori di mezza età sono sfiduciati e preoccupati, convinti che i loro figli non avranno un futuro nei propri territori; intere comunità si svuotano mentre il sistema politico continua a riciclare se stesso senza generare alcun cambiamento reale.

Le continue compravendite di candidature e i passaggi da una coalizione all’altra hanno creato un clima di sfiducia generalizzata. Questa elezione lo ha dimostrato chiaramente: il trasformismo non porta consenso, allontana gli elettori.

In definitiva, abbiamo perso tutti.

Ha perso la politica, ha perso la partecipazione, ha perso la Campania.

Ma soprattutto ha perso il bene comune, che oggi appare sacrificato a vantaggi personali e logiche di potere che nulla hanno a che vedere con l’interesse collettivo.

Di fronte a questo quadro, non è più il momento della rassegnazione. È necessario avviare un percorso diverso, capace di restituire coerenza e credibilità alle istituzioni e alla vita pubblica. Occorre ricostruire un legame autentico tra cittadini e politica, recuperare il senso della rappresentanza e riportare la politica nella sua dimensione naturale: quella della responsabilità e del servizio. Solo attraverso un impegno serio, trasparente e condiviso sarà possibile restituire alla comunità il ruolo che merita.

È da questa consapevolezza che nasce la volontà di avviare un’iniziativa nuova:

– una associazione nazionale dedicata al bene pubblico, aperta a chi crede nella serietà, nell’etica e nella partecipazione. Un luogo capace di accogliere giovani e adulti, di restituire fiducia ai territori, di rimettere al centro il valore collettivo che la politica, negli anni, ha smarrito.

La politica deve tornare a rappresentare tutti, non solo chi possiede potere elettorale. E solo restituendo dignità al bene pubblico sarà possibile offrire una prospettiva concreta e un futuro credibile a una comunità che ha il diritto di essere ascoltata, rispettata e finalmente protagonista del proprio destino”

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