Quattro donne e un enologo: cinque punte di una stessa stella alla guida di una realtà vitivinicola che, a Pietradefusi, unisce identità irpina, ricerca enologica e architettura contemporanea. Con “STAI AL PASSO”, il vino diventa il punto d’incontro tra gastronomia, arte, fotografia, musica e benessere.
Una cantina può sedurre con l’architettura, conquistare con l’accoglienza e sorprendere con il paesaggio. Ma per distinguersi davvero deve superare la prova più importante: quella del calice. È da questa prospettiva che merita di essere osservata Passo delle Tortore, realtà vitivinicola di Pietradefusi che alla suggestione di una location immersa nelle colline irpine affianca un progetto enologico preciso, una storia familiare e una visione contemporanea dell’ospitalità.
La nuova cantina, completata nel giugno 2026, rappresenta una tappa significativa nel percorso dell’azienda. Un luogo pensato per accogliere e raccontare, nel quale l’architettura dialoga con il paesaggio senza sovrastarlo. Il progetto porta la firma dell’architetta Laura Lampugnale e si distingue per linee essenziali, equilibrio degli spazi e attenzione ai dettagli. Una scelta di sobrietà che lascia parlare il contesto e restituisce un’immagine contemporanea dell’ospitalità enologica. Eppure, fermarsi all’impatto visivo sarebbe riduttivo. Perché dietro Passo delle Tortore c’è una storia che nasce prima dell’edificio e trova la propria espressione più compiuta nelle bottiglie. Un percorso costruito nel tempo, attraverso competenze, relazioni e una ricerca che punta a dare voce alle diverse identità viticole dell’Irpinia. Il progetto prende forma intorno al 2012-2013, durante una cena, quando un’idea comincia lentamente a trasformarsi in un’impresa concreta. Nel 2016 vengono messe a dimora le prime viti; la prima vendemmia arriva nel 2019. A guidare la cantina sono quattro donne: Nunzia, Graziana, Francesca De Girolamo e Ilaria Facchiano, unite dalla volontà di costruire una realtà capace di coniugare sensibilità imprenditoriale, rispetto per il territorio e attenzione alla qualità. Accanto a loro, l’enologo Francesco De Pierro contribuisce a tradurre le potenzialità delle uve in vini riconoscibili, nel rispetto delle caratteristiche dei vitigni e dei luoghi di provenienza. Quattro donne e un uomo, cinque presenze diverse che convergono verso un obiettivo comune: si potrebbe immaginarli come le punte di una stella, ciascuna con una propria funzione, tutte necessarie a delinearne la forma. Una guida al femminile che trova nell’esperienza tecnica dell’enologo un interlocutore essenziale per trasformare una visione condivisa in un progetto produttivo concreto. Un ruolo importante nella formazione del progetto lo ha avuto anche Nicola De Girolamo, padre di Nunzia e figura di lunga esperienza nel settore vitivinicolo, già direttore della Cantina del Taburno per oltre trent’anni. Il suo contributo si intreccia con il lavoro della squadra, in un passaggio di conoscenze che accompagna la crescita dell’azienda senza sostituirsi alla personalità di chi oggi la conduce.

Anche il nome racconta qualcosa dello spirito della tenuta. Le tortore, avvistate nella proprietà, diventano il simbolo di un’identità legata alla natura e al paesaggio. Un’immagine che accompagna il progetto senza trasformarsi in semplice elemento decorativo: il riferimento alla bellezza trova infatti una corrispondenza concreta nella cura riservata alla vigna, alla cantina e al prodotto. La proprietà si estende su circa dodici ettari, con vigneti che comprendono aree di particolare vocazione viticola del territorio. La produzione supera le cinquantamila bottiglie e si sviluppa attraverso un assortimento che comprende Fiano di Avellino DOCG, Greco di Tufo DOCG, Aglianico e altre espressioni della viticoltura campana. Varietà differenti, ciascuna chiamata a raccontare un carattere, un suolo e una specifica interpretazione del territorio.
Tra le etichette simbolo ci sono Bacio delle Tortore, Fiano di Avellino DOCG; Le Arcaie, Greco di Tufo DOCG; e Sasso Serra, Irpinia Aglianico DOC. A queste si affiancano Le Arcaie San Pio, Greco di Tufo DOCG Riserva, Piano del Cardo, Irpinia Falanghina DOC, Campo della Luna, Campania Falanghina IGT, Pietra Rubra, Irpinia Campi Taurasini DOC, e Sasso San Pietro, Taurasi DOCG.
Un percorso che non si limita a mettere in fila denominazioni e vitigni, ma cerca di restituire la varietà di un territorio complesso, dove altitudini, esposizioni e suoli contribuiscono a definire profili diversi. La componente tecnica si accompagna a un lavoro di ricerca e affinamento, con l’utilizzo selettivo del legno francese per alcune produzioni, in funzione dell’equilibrio e dell’evoluzione del vino. È qui che la promessa della bellezza deve trovare conferma. L’eleganza degli spazi e la cura dell’immagine acquistano valore quando corrispondono a un’attenzione altrettanto rigorosa per il contenuto della bottiglia. Ed è proprio questa coerenza, tra ciò che si vede e ciò che si ritrova nel calice, a rendere interessante il percorso di Passo delle Tortore.

Questa visione ha trovato una sintesi nel progetto “STAI AL PASSO”, presentato domenica 11 ottobre 2026. Non soltanto una giornata dedicata al vino, ma un’occasione per mettere in relazione linguaggi e sensibilità differenti, facendo della cantina uno spazio d’incontro tra enologia, gastronomia, arte, fotografia, musica e benessere. La giornata è proseguita con l’Open Day della cantina, aperto su invito, e con un percorso gastronomico costruito attraverso il contributo di professionisti che hanno interpretato il territorio con approcci e sensibilità differenti. Alla proposta hanno partecipato Alfonso Rossi di Vita da Catering e lo chef Mirko Balzano, Corporate Chef di Pasta Armando e direttore gastronomico di Irpinia Food. Il percorso è stato arricchito dai prodotti di Armatore di Cetara e dalla pasticceria di Carmen Vecchione, anima di Dolciarte. Un insieme di presenze che ha dato forma a un dialogo tra materie prime, tecnica e creatività, senza relegare il vino al ruolo di semplice accompagnamento. Accanto alla gastronomia, l’arte trova spazio nel progetto “STAI AL PASSO ARTE”, che per tutto il 2027 vedrà protagonista la fotografia di Michele Stanzione. Un percorso destinato a estendere nel tempo il dialogo tra la cantina e il mondo della cultura, rafforzando l’idea di un luogo che non vuole essere soltanto una destinazione per gli appassionati di vino, ma uno spazio di condivisione e di scoperta.
È una concezione dell’accoglienza che va oltre la visita in cantina e la degustazione. Il vino diventa il filo conduttore di un’esperienza più ampia, capace di coinvolgere i sensi e di creare relazioni. Una prospettiva contemporanea, che non rinuncia alle radici agricole e produttive, ma le interpreta attraverso nuove forme di racconto. Passo delle Tortore si presenta così con due dimensioni complementari: quella visibile, fatta di paesaggio, architettura e ospitalità, e quella meno immediata, che richiede tempo e attenzione per essere compresa. La prima conquista lo sguardo; la seconda si affida al lavoro quotidiano, alle scelte produttive e alla personalità dei vini. È in questo equilibrio che il progetto trova il suo interesse più autentico. La bellezza di una cantina può invitare a entrare, ma è la qualità del suo lavoro a dare un motivo per tornare. E se quattro donne e un enologo sono le cinque punte di una stessa stella, è nel vino che quella luce deve trovare la sua espressione più concreta.
Perché la bellezza può aprire la porta, ma è il calice a raccontare la verità di una cantina.

