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“Paura della libertà”: perché rileggere Carlo Levi

Quale occasione più favorevole della Giornata della Memoria, per rileggere questo libro

di Virgilio Iandorio

Il libro di Carlo Levi intitolato Paura della libertà venne pubblicato nel 1946, ma non ha avuto grande diffusione in Italia, mentre ne ha avuta di più negli Stati Uniti. Nel 1996 venne invitato a Roma ad un convegno internazionale su Carlo Levi, il prof. Lawrence Baldassaro, originario di Montefalcione, docente allora dell’University of Wisconsin-Milwaukee. Nella sua relazione il prof. Baldassaro mise in relazione “Paura della libertà e Cristo si è fermato a Eboli. “Paura della libertà è un’opera relativamente trascurata, principalmente a causa della sua reputazione di libro difficile. A differenza del Cristo, in cui troviamo una dettagliata descrizione della vita in un remoto  paese lucano, Paura è una densa e problematica meditazione filosofica sulla condizione umana alla vigilia della seconda guerra mondiale”. Era, però, una sua meditazione provocatoria e stimolante sull’apparente disgregazione della civiltà occidentale, scritta proprio all’indomani dello scoppio della guerra, durante l’esilio in Francia nel 1939, quando aveva già patito il confino in Lucania.

Scrive Lawrence  Baldassaro:“ In Paura della libertà udiamo la voce di un intellettuale che valuta la disintegrazione della civiltà occidentale, e che si sforza di comprendere la fragilità della cultura che lo aveva nutrito… Egli cerca le cause comuni e profonde della crisi, le quali sono da trovare più che in questo o quell’avvenimento particolare, nell’animo dell’uomo. Ciò che lui scopre nella mente umana è una profonda paura della forza primitiva e minacciosa che egli chiama il sacro e che definisce così: il senso, e il terrore, della trascendenza dell’indistinto, lo spavento dell’indeterminato in chi è nello sforzo di autocrearsi e di superarsi… Sebbene il punto di partenza di Levi è l’analisi del processo, comune a tutte le religioni, di trasformare il sacro in sacrificale, il suo primario interesse, in Paura della libertà, è rivolto all’analogo processo adottato dallo Stato, o più specificamente dallo Stato totalitario” Il titolo apparentemente contraddittorio, Paura della libertà, esprime accortamente la sostanza del libro. La libertà, uno dei più adorati ideali umani, beffardamente genera paura perché l’individuazione che accompagna quella libertà richiede un confronto con la spaventevole realtà del sacro”.

Un altro docente, originario di Montefalcione, Stanislao G. Pugliese, docente di storia moderna europea alla Hofstra University  di Long Island, New York, ha curato nel 2008 l’edizione inglese del libro di Levi. Nella prefazione scrive Stanislao Pugliese:” Paura della libertà, o meglio paura e libertà, è un libro piccolo, quasi un libretto, che non risolve, ma pone chiaramente il problema più grande del mondo, la più importante domanda che nella realtà o nella fantasia l’uomo ha sempre dovuto prendere in considerazione: vale a dire, sé stesso”.

Un altro scrittore americano, Peter Anastas (1937-2019) , anche lui docente universitario, a proposito del libro di Carlo Levi, ha così commentato:” Ho letto Paura della libertà nel 1958 quando ero al college. E’ stato il primo libro che ho letto in lingua italiana, e non ho mai dimenticato il suo impatto su di me. Il saggio di Levi era stato tradotto in superbo inglese da Adolphe Gourevitch e pubblicato nel 1950 da Sarrar, Straus, la stessa versione lucida che è ora ristampata in una splendida nuova edizione presso la Columbia University Press [a cura di S. Puglise nel 2008]..Questo piccolo, ma incendiario  libro di Levi ha avuto un enorme impatto su di me, all’età di ventun’ anni, uno studente apolitico quando era appena uscito dal maccartismo [ dal nome del senatore Joseph McCarthy (1908-1957) presidente della commissione  per la repressione delle attività anti statunitensi nei primi anni cinquanta del XX secolo] e cominciavo a pormi il tipo di domande contenute nel libro di Levi: Perché le persone si privano della libertà? Perché gli americani sembrano così timidi di esprimere le loro convinzioni e i loro sentimenti ? Perché avevamo noi così paura del comunismo? Qual è stata la guerra fredda veramente? Levi non ha risposto a queste domande direttamente per me, ma mi ha dato i mezzi intellettuali e filosofici per esaminarle da me stesso”.

Quale occasione più favorevole della Giornata della Memoria, per rileggere questo libro in cui Levi, come scrive Lawrence Baldassaro, ha espresso chiaramente:” un’indipendenza di spirito, una sfiducia su tutte le strutture e i simboli autoritari, e un’avversione per ogni rigido atteggiamento ideologico. Quel rifiuto di aderire a qualsiasi dogma politico riflette uno dei motivi primari di Paura della libertà: l’insistenza di Levi di privilegiare l’autonomia e la spontaneità alla burocrazia e alla conformità”.

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