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Pd, Palmieri: “Il Baianese è già una città, ma non lo sa”

Di seguito una nota di Pellegrino Palmieri, candidato alla segretaria provinciale del Pd con la lista Radici e Futuro

Il Baianese è una città che non esiste. Non esiste nelle carte amministrative, non esiste nei centri di potere, non esiste nelle decisioni politiche. Ma esiste nella realtà concreta delle persone. Esiste nei loro corpi, nelle loro abitudini, nei percorsi quotidiani che attraversano strade continue, senza fratture visibili, senza veri confini. Esiste nella continuità fisica delle case, dei negozi, delle fabbriche. Esiste nella vita.

Ciò che non esiste è la sua unità politica.

Al suo posto sopravvive una finzione: sei comuni, sei sindaci, sei consigli comunali, sei apparati amministrativi distinti. Sei piccole strutture di potere che replicano se stesse, non per necessità storica o sociale, ma per inerzia. Per conservazione. Per sopravvivenza.

Questa frammentazione non rappresenta una ricchezza. È una debolezza.

È il prodotto di una politica che ha smesso di immaginare il futuro e si limita a difendere il proprio presente. Una politica che conserva se stessa prima ancora di servire la comunità. Che protegge i propri equilibri, le proprie rendite, i propri confini, anche quando questi confini non hanno più alcun senso nella realtà.

Nel frattempo, il Baianese si svuota. I giovani partono. Le opportunità si spostano altrove. Il territorio perde peso, perde voce, perde prospettiva. Perché nel mondo contemporaneo la forza di un territorio si misura anche nella sua dimensione amministrativa. Nessuno investe dove tutto è diviso. Nessuno costruisce dove tutto è piccolo. Nessuno scommette su ciò che non ha massa critica.

Ventottomila abitanti costituiscono una città. Ma nel Baianese questa città è spezzata artificialmente in sei entità separate, ciascuna troppo debole per incidere davvero sul proprio destino.

La verità, per quanto scomoda, è che questa divisione non serve ai cittadini. Serve alla politica. Serve a mantenere in vita una moltiplicazione di ruoli, di funzioni, di micro-poteri. Serve a garantire equilibri, non sviluppo. Serve a conservare il presente, non a costruire il futuro.

È una politica che teme l’unità perché l’unità riduce le rendite e aumenta le responsabilità.

La fusione dei comuni rappresenta, oggi, una scelta necessaria. Non è una questione tecnica, ma una scelta profondamente politica e morale. Significa superare una struttura amministrativa che appartiene al passato e costruire un soggetto istituzionale capace di affrontare il presente.

Una città unita avrebbe più forza. Più capacità di pianificazione. Più credibilità istituzionale. Più possibilità di attrarre investimenti, di realizzare infrastrutture, di costruire servizi adeguati, di offrire ai giovani una ragione per restare.

Non si tratta di cancellare le identità storiche dei singoli paesi, che resterebbero intatte nella memoria, nella cultura, nella vita delle persone. Si tratta di dare a quelle identità una possibilità di sopravvivenza nel futuro.

Il Baianese è già una città. Lo è nella realtà sociale. Lo è nella geografia. Lo è nella vita quotidiana dei suoi abitanti.

Ciò che manca è il coraggio politico di riconoscerlo.

E finché la politica continuerà a difendere la propria sopravvivenza invece del destino della comunità, continuerà a condannare questo territorio a una lenta irrilevanza.

La fusione non è una perdita.

È l’unica possibilità di esistere davvero.

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