Prosegue il dibattito sull’estate in Irpinia tra concerti, eventi effimeri, e bisogno di progettualità che durino per l’intero anno, promosso dal Corriere dell’Irpinia, inaugurato dalla riflessione della scrittrice Emilia Cirillo e proseguito con il contributo di Michele Vespasiano. Ieri l’intervento di Giuseppe Moricola, docente di Storia economica all’Orientale ed esponente di Sinistra Italiana. Pubblichiamo di seguito la riflessione della prof.ssa Mirella Napodano, già dirigente scolastica, scrittrice ed esperta di filosofia dialogica.
Mirella Napodano
Mi permetto di chiosare sommessamente, come in un muto dialogo di scambi pensosi, quanto recentemente espresso dalla mia grande amica Emilia Cirillo a proposito dell’estate 2026 nella città di Avellino. Per farlo, comincio dalla fine, dall’appello che Emilia rivolge alla politica nazionale e cittadina di “garantire la dignità di cittadinanza tutto l’anno”. Espressione che induce a pensare che questa richiesta sia stata implicitamente realizzata – nei limiti del possibile –almeno nel corso di questa “Estate in città”, vissuta all’ombra della Dogana appena restaurata e dedicata al Re di bronzo, l’infelice Carlo II d’Asburgo. Osservo incidentalmente che la dedica degli eventi in programma a Carlucciello (divenuto re a soli 4 anni) è stata una decisione di sicuro effetto identitario, sollecitando con immagini e vaghe reminiscenze l’immaginario collettivo degli avellinesi, da secoli ormai costituzionalmente indifferenti alla loro storia.
Ma la storia è memoria e la memoria un elemento indispensabile per la strutturazione dell’identità personale e locale, premessa a sua volta del sentimento di appartenenza comunitaria e quindi del senso di cittadinanza. Dunque, a me sembra che il processo giustamente invocato da Emilia sia stato avviato e stia proseguendo in questi giorni di incontri culturalmente fondati, sobriamente realizzati e vissuti con ritrovata, amichevole relazionalità. Il mio ottimismo si basa certo su impressioni soggettive: sui sorrisi scambievoli, sugli sguardi di intesa scambiati tra i presenti, sugli abbracci tra amici, sui consensi manifestati toto corde dal pubblico in occasione di eventi musicali, letterari, sportivi, ecc. che non mi sento di poter identificare con ‘effimere illusioni di divertimento’ e ‘clamori /lustrini’ tali da accostarli al bisogno di feste e farina (nonché forche!) della plebe e in grado di ‘infiammare dispute ormai rancide’.
You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one.Non mi vergogno di essere una sognatrice. E a quanto pare sono anche in buona compagnia. Non nego che ci sia tanto da costruire e ri-costruire in questa città – instauratio facienda ab imis fundamentis – ma non possiamo farlo senza un minimo di entusiasmo che generi creatività culturale e cooperazione cognitiva ed emotiva. E infine ricordo a me stessa e a quanti avranno la ventura di leggermi il significato (letterale e traslato)delle parole pronunciate da John Fitzgerald Kennedy nella cerimonia del suo insediamento come 35° Presidente degli Stati Uniti d’America, nel lontano (ahimé, quanto lontano!) 1961, che possiamo agevolmente parafrasare come segue:
“Non chiediamoci tanto quello che può fare il Comune di Avellino per noi, ma anche e soprattutto quello che possiamo fare noi per il Comune di Avellino.”
In precedenze abbiamo pubblicato tre interventi.
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