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Pensieri con…versi, la ricerca poetica di Bozza: un itinerario tra emozioni e gioie quotidiane, alla ricerca della propria identità

“Quando un pensiero si affaccia all’orizzonte della tua mente, non sopprimerlo, non nasconderlo gelosamente dentro di te. Aiutalo a venire fuori, dagli forma, concretizzalo, semplicemente scrivilo. Non lasciarlo fuggire, potrebbe non ritornare più! Così facendo avrai portato fuori di te una parte nascosta del tuo “io””. Spiega così Michela Bozza, docente irpina, originaria di Melito ma da anni residente a Carife, l’idea da cui nascono i suoi “pensieri con…versi”, emozioni, stati d’animo, catturati al volo e fissati su carta, in una raccolta pubblicata dalla Valle del Tempo.

“I pensieri – spiega Antonio Spagnuolo nella prefazione – allora hanno una loro ben precisa sopravvivenza e si contendono il canto per far fronte alle necessità del quotidiano, come sacchetti appesantiti dalle provviste sospese dal ritmo e la forza morale che sembra esplodere nella intricata rete del dubbio”. A colpire è l’immediatezza dei versi “Ti auguro/di godere sempre del calore/di un focolare,/di avere un posto in cui tornare”. Costante il senso di malinconia per una realtà differente da quella sognata, a ricordarci la fatica del vivere “In questa terra che non è mia/mi sento un albero senza radici,/spesso mi coglie un’asfissiante malinconia/che mi costringe a vivere lunghi giorni grigi”. O ancora “Ci sono sere in cui una strana paura mi assale/e mi avvolge in un freddo mantello./Smarrita cerco una via d’uscita,/mi perdo seguendo i miei pensieri”.

Una malinconia a cui si contrappongono le piccole gioie quotidiane, come il rincorrere gli aquiloni o l’abbraccio di un’amica “E trovo te/nei giorni di gelo,/quando il ghiaccio immobilizza e dà dolore,/al vivo fuoco della tua baita trovo calore”.Un percorso fatto di attese senza fine e assenze:”Una spina acuminata nel cuore/uno spillo di ghiaccio su un fiore,/un senso di vuoto immenso/un profumo struggente, intenso”. “Una parola sussurrata dal vento,/un profumo, un fruscio,/un bagliore e sei con me./Un sorriso, un rimprovero,/un abisso invalicabile tra noi”.

Pensieri e inquietudine fanno capolino, attraverso l’uso di un linguaggio che sorprende per la pregnanza di significati e la combinazione di immagini “Nel cielo di fango,/ferite sanguinanti,/urli di corvi festanti”. Il senso del tempo che passa inesorabile caratterizza ogni pagina“Da passi insicuri ed esitanti/frenetica corsa/nel vortice del tempo./D’improvviso/il presente è ormai passato”. Così i ricordi appaiono sia “Corazza per difendersi da colpi letali”, sia “zavorra per precipitare in buchi infernali”. Una raccolta che è un omaggio all’autenticità di chi ha spesso le mani sporche di terra, al valore delle relazioni, così è chiaro che la primavera è una stagione dell’anima oltre che indicazione temporale “L’azzurro cielo rinfranca il cuore. /Un uomo rinsavisce e porge la mano/scoprendo che quel gesto attutisce il dolor”. L’invito è quello di riscoprire l’altro, di ripartire dal valore dell’empatia “Il tuo dolore è il mio dolore, /la mia gioia è la tua gioia./Come due specchi l’uno contro l’altro viviamo di riflessi,/di giochi di luci ed ombre”. Così nelle Notti d’estate “il dolce profumo dei fiori notturni/ristora il mio animo stanco,/il canto rapsodico dei grilli /gli fa compagnia:/instancabile litania /che acquieta ogni malinconia”. “Brezze leggere/detergono l’aria e la consegnano ad una nuova alba./Oltre l’orizzonte altre possibilità,/rinnovata speranza verso l’eternità”.

Ed è proprio la natura a suscitare emozioni come accade in Falene “Esseri di altri mondi e altri universi, /anime legate alla terra con un filo sottile,/non ancora pronte a cullarsi nell’eternità”. mentre gli alberi diventano “Attenti custodi di fragili equilibri,/fedeli compagni di viaggi indescrivibili”. Gli stessi sogni sono “hiusi nel cassetto, sbiaditi dal tempo, Dimenticati”. Fino alla ricerca della propria identità “Che non si dica più di me/mia moglie, mia sorella, mia madre, mia figlia,/non appartengo a nessuno/e nulla è di mia proprietà!”. Ora megera, ora fata “Tutti sanno chi sono, cosa voglio, cosa penso ma io vivo giorni senza senso “. “Ora non sogno più divorata dalla vita/che mi consuma poco a poco/senza amore, senza dolore,/ho una gran paura del mare,/di correre e di sognare”. L’unica strada è fare i conti con le proprie paure: “Ho paura del giudizio degli altri,/delle statue e degli specchi,/ho paura dei serpenti/e delle forti correnti”. Per rivolgere lo sguardo oltre “Oltre la sconfitta, /il coraggio di ricominciare./Oltre la delusione/il desiderio di riprovare”.

Il volume sarà presentato questo pomeriggio, alle 17.30, al Circolo della stampa. A confrontarsi con l’autrice l’editore Mario Rovinello e la giornalista Floriana Guerriero

 

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