«Sono ancora troppe le donne che scelgono il silenzio. E sarà sempre così fino a quando considereremo la violenza di genere una questione che riguarda solo le donne». Lo sottolinea il maresciallo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri Francesca Bocchino in occasione del ciclo di incontri promossi dal Centro LIvatino e da Finetica a partire dalla mostra “Rivivo con te”, allestita al Carcere Borbonico. «Ci sono ancora donne che non chiedono aiuto alle istituzioni, preferiscono tacere e continuare a subire. È lì che dobbiamo intervenire, su quel silenzio. La speranza è anche incontri come questi possano aiutare chi è vittima di violenza ad avere il coraggio di chiedere aiuto. E’ fondamentale oggi fare prevenzione e la prevenzione passa per l’informazione».
Ribadisce come le donne non devono sentirsi sole, a patto che condividano la loro sofferenza «Se anche la donna non ha il coraggio di chiedere aiuto, può averlo la figlia, l’amica, la cugina. Oggi la denuncia, per fatti che sono correlati ai reati di genere, può farla chiunque. Non c’è la necessità che sia la donna a fare la denuncia. Se conoscete una situazione in cui una donna è vittima di violenza potete entrare in una Stazione dei Carabinieri o in un Commissariato di Polizia, e raccontare tutto».
Per spiegare che non possono bastare i cambiamenti normativi senza un cambiamento culturale «Se continuiamo a pensare alla violenza di genere come a un problema delle donne, non riusciremo mai a capire la portata di questo fenomeno. E’ un problema che riguarda tutti, in cui tutti sono chiamati a fare la propria parte». E spiega come “La mostra è bellissima ma ognuna di quelle storie che la compongono è il segno di un sistema che ha fallito”. Tanti gli spunti di riflessione emersi dal confronto caratterizzato anche dagli interventi degli avvocati Stefania Labruna e Ester Apolito del Centro Livatino che si sono soffermati sulle tutele normative per le donne vittime di violenza


