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Ci siamo. Da stamane urne aperte per consentire agli italiani di esprimere le loro preferenze. E’ stata una campagna elettorale anomala. Per il tempo molto breve concesso a partiti e candidati e per l’assoluta pochezza dei contenuti. Non è mancata qualche novità: la riduzione del numero dei parlamentari che saranno eletti (seicento rispetto agli oltre novecento della scorsa legislatura) e il voto ai diciottenni che stavolta potranno esprimere il loro gradimento anche per i seggi da attribuire al Senato. Su tutto resta l’incognita assenteismo che come un’ombra s’allunga sul voto a partire da diverse cause: la sfiducia nei partiti; la delusione per i mediocri contenuti della campagna elettorale; la convinzione che alla fine tiene banco il gattopardismo e dunque il voto non è utile per cambiare un sistema di potere, molto spesso corrotto, talvolta delinquenziale; infine altre considerazioni che sono nella mente e nel cuore degli elettori. Per i dubbiosi, la deludente realtà offre un motivo in più per non recarsi alle urne: le solite facce di una classe dirigente che si riproduce secondo il meccanismo della leva dei morti. Quanto ai contenuti, oltre ad un affollamento di discussioni sul reddito di cittadinanza e sull’autonomia regionale differenziata, il problema del Mezzogiorno è stato appena appena sfiorato, trattando l’argomento più con i toni della rissa allo stadio che con programmi credibili. Ai risultati seguirà la fase dei ripensamenti. Se Letta dovesse essere sconfitto, si aprirà subito la partita della successione con i tanti candidati già posizionati sull’uscio della segreteria. Nel centro destra la partita sarà doppia: la leadership per il premierato e il confronto presumibilmente aspro tra chi immagina di procedere subito verso il presidenzialismo e chi, tra nord e sud, esporrà le proprie ragioni su come si dovrà avanzare nell’attuazione della riforma per l’autonomia regionale differenziata. Senza dimenticare che chiunque uscirà vincitore dalle urne dovrà fare i conti con la distribuzione degli incarichi di governo, tra ministri e sottosegretari. E le promesse, come per il passato, finiranno nel dimenticatoio, mentre si annuncia un ottobre freddo per la crisi energetica, la guerra e la crisi dei prezzi che potrebbero farci vedere negozi chiusi e famiglie disperate. Se c’è un margine per agire e non soccombere questo è esercitare il proprio diritto al voto, percependolo profondamente come un diritto, e farlo esprimendo i migliori valori che giovino al Paese e alle persone che lo abitano.

di Gianni Festa

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