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Nell’attuale e intricata boscaglia della partitocrazia italiana, radicata nella maleodorante palude della politica nostrana – a tutti i livelli – ed a fronte dei ricorrenti appelli alla città contro la criminalità, ritorna prepotentemente a farsi strada il quesito leniniano “che fare”? Per i laici cattolici, da tempo e in maniera disarticolata, che hanno deciso di abbandonare il dolente silenzio di servitori incompresi o di disertare l’aggressività di anacronistiche crociate, forse è necessario trovare una terza via per delineare nuovi orizzonti e credibili percorsi di impegno culturale, sociale e politico. Prima di ipotizzare la costituzione di nuove forze politiche organizzate – partito si, partito no – è necessario chiedersi come colmare l’attuale vuoto esistente fra la sensibilità politica – pur esistente – dei giovani e la possibilità concreta di scendere nell’agone politico con un minimo di supporto organizzativo ed elettorale vero e proprio.  Ho parlato di sensibilità politica comunque esistente, ma se proprio non se ne dovessero ravvisare segnali di presenza, non è il caso di scoraggiarsi: si metta mano all’aratro, con l’umiltà e la saggezza dei nostri vecchi agricoltori, perché i semi culturali e sociali affidati alla terra, pazientemente preparata da percorsi formativi spendibili e capitalizzabili, daranno i frutti sperati. Qualcuno potrebbe giustamente osservare che i tempi di percorrenza di questi percorsi sono medio-lunghi e la deriva culturale e socio-politica italiana esige immediatezza di intervento. Questo rilievo è solo parzialmente vero perché, ferma restando l’esigenza di una organica e permanente formazione sociopolitica, all’interno del mondo cattolico laicamente impegnato ci sono delle energie significative di partecipazione attiva e responsabile idonee al confronto politico ed istituzionale che da vari decenni, fagocitate dalle faziose scelte elettorali, non riescono ad emergere perché non opportunamente e coralmente sostenute e proposte dalle realtà associative di appartenenza. Frattanto la politica, non solo in Italia, si è ulteriormente degradata a plateali momenti di proclami narcisistici senza un minimo di efficacia operativa rispetto alle reali esigenze del Paese. Che fare dunque? È urgente ed ineludibile che il mondo cattolico al suo interno deve definire strategie di confronto e dibattito che superino le sempre presenti divisioni in gruppi, correnti, episodici schieramenti senza futuro e senza prospettive. È necessario, quindi, che il mondo cattolico non ripeta la degenerazione della vecchia Democrazia Cristiana, convinto che le idee di De Gasperi e Sturzo, Guardini e Maritain, Tonioli e Tovini, non sono da gettare nel cestino dell’oblio. È doveroso, frattanto, che all’interno della realtà culturale, sociale e politca irpina – nonstante le assurde disattenzioni esistenti – continua con sempre nuovo impegno il paziente lavoro intellettuale, sociale e politico, del Circolo dei Cattolici “G. La Pira”. È un lavoro di trincea, scavando nelle coscienze giovanili, consapevoli che la vita di una comunità non è definita dalla sorte o dal destino, ma è affidata all’impegno permanente degli uomini di buona volontà. È auspicabile, infine, che la visita del premier Conte prevista per la prossima settimana, sia un momento  promozionale, per un nuovo ed efficace impegno del laicato cattolico associato, all’interno di una realtà territoriale – come quella irpina – gravida di non poche emergenze sociali ed economiche.

di Gerardo Salvatore

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