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Per una chiesa “ospedale da campo”

 

La significativa celebrazione del venticinquesimo anniversario della morte di Mons. Venezia, Vescovo di Avellino, ripropone alcuni aspetti peculiari del suo profilo pastorale. Almeno due di questi aspetti vanno evidenziati, perché autenticamente attuali: il rinnovamento conciliare della Chiesa la promozione della corresponsabilità dei laici nel permanente sforzo di costruzione di una comunità ecclesiale capace di testimoniare concretamente il Vangelo e la missione salvifica di Cristo Redentore. Con riferimento a questo ultimo percorso fondamentale del magistero pastorale di Mons. Venezia, va ricordato che il suo sforzo di aggregare i cristiani laici – Avellino fu, sul finire degli anni settanta, una delle prime diocesi ad organizzare la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali – partiva dal convincimento profondo che l’impegno laicale all’interno della Chiesa locale era un dovere cristiano ed una esigenza che il Vaticano II aveva percepito e rilanciato come tale. Si trattava di formare i laici cristiani, aggregati in tante associazioni di ispirazione cristiana presenti sul territorio diocesano, ad essere capaci a vivere nella pienezza di fede e nella condivisione fraterna, il cammino umano e spirituale del popolo di Dio. In concreto si trattava – e si tratta ancora – della corresponsabilità dei cristiani adulti nella fede di proporsi al proprio Vescovo chiedendo a lui di lasciare "abitare la parrocchia" come dinamica comunità capace di vivere collettivamente l’annuncio di una esperienza esistenziale sempre più in affanno. Si trattava, altresì, di superare l’inutile timore di confrontarsi fraternamente con gli stessi presbiteri, proponendo iniziative e bisogni non solo materiali da soddisfare. Mons. Venezia raccolse il significato pieno del Concilio: sviluppare la presenza di una comunità attiva ed educante in tutte le parrocchie, intervenendo anche con azioni di solidarietà e prevenzione in momenti di crisi locale e globale che metteva e mette ancora a dura prova tutti. Una formazione qualificata "educante", ispirata alla centralità della persona ed al bene comune, capace di promuovere crescita sociale e, in quanto cattolici, avvertire il dovere di portare il proprio contributo, sia critico che propositivo, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, per la costruzione di una Comunità più giusta e responsabile. A sostegno di questo sforzo pedagogico e pastorale Mons. Venezia fu tra i più convinti promotori della Università Irpina degli Anziani, costituita il primo maggio 1989. il riconoscimento all’ormai Vescovo Emerito di Avellino non mancò: il Consiglio direttivo lo acclamò Presidente Onorario del sodalizio. L’attualità esponenziale del messaggio pastorale di Mons. Venezia, non casualmente raccolto dal nostro attuale Vescovo Mons. Marino, è percepibile oggi con la immediatezza dei mezzi di comunicazione e dai "bollettini di guerra" che ogni giorno ci pervengono, fino a correre il rischio di assuefarci all’indolenza che ci riduce ad una progressiva e robotica indifferenza. Il nuovo umanesimo sociale di Papa Francesco esige vie nuove di impegno socioculturale perché la Chiesa contemporanea «ospedale da campo» ha urgentemente bisogno di operatori pastorali capaci, disponibili, liberati dagli orpelli di una funzione asettica e non più credibile: è una interpellanza questa che non chiama in causa solo i Vescovi ed i presbiteri, ma tutti i cristiani – laici presenti nella scuola, nella politica, nel mondo del lavoro, pubblico e privato, nelle associazioni, nelle parrocchie e negli altri ambiti del connettivo comunitario – per rimboccarsi le maniche e «sporcarsi le mani» per rimuovere concretamente tante criticità ed emergenze quotidiane sotto gli occhi di tutti. La commemorazione di Mons. Venezia può essere davvero un momento forte per abbandonare tante paure e tante indisponibilità nel proporre insieme – insisto sul significato profondo di questa accezione – un cammino cristiano da percorrere soprattutto per le famiglie e per i giovani alla ricerca di futuro e di speranza.
edito dal Quotidiano del Sud

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