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Perché un piccolo borgo come Sant’Andrea di Conza capitale della cultura?

La fortuna e il lusso di vivere a Sant’Andrea

di Pasquale Vallario*

Sant’Andrea di Conza è un piccolo borgo posizionato giusto nell “Ombelico D’Italia” situato a 660 slm Dove quei venti provenienti dall’ Est “Mar Tirreno” e quelli dall’ Ovest “Adriatico” incontrano quelli dell’Appennino centrale, e tra laghi, fiumi, torrenti, e ruscelli, ci si ritrova con un cielo sempre azzurro, aria fresca e un clima mite, capace di creare stimoli culturali unici. Un luogo dove lo stile di vita per chi arriva in vacanza sembra tranquillo, ma in realtà per chi vi abita è frenetico, dove ogni giorno si fanno diverse attività oltre al lavoro.
Dove la percentuale di giovani laureati sfiora il 90%, dove il 90% ha assistito a una commedia in teatro negli ultimi anni, come pure ha partecipato a una processione religiosa, dove la domenica si va a messa e il pomeriggio si va a giocare a calcio, e tutte le sere si cena insieme ad amici.
Un borgo dove la cultura culinaria si basa su piatti tipici di tradizione millenaria, una cucina di grande valore, fatta non solo di piatti “Poveri” ma anche di novità mondiali rivisitati con prodotti locali di qualità al top.
Un borgo dove la solitudine è una parola sconosciuta, dove le persone over 80 non vanno nelle “residenze per anziani” ma hanno una vita piena, ricca di attività e sono parte integrante della vita sociale di tutti e di tutto. Una alta qualità di vita che permette di avere una comunità libera da violenze, tranquillità nel lasciare la porta di casa aperta, dove i bimbi giocano per strada in libertà senza bisogno di essere controllati in modo eccessivo da un genitore.
Oggi nel mondo succede che nostre comunità le troviamo in tutti i continenti dalle Americhe all’Africa all’Australia, Santandreani che grazie al loro bagaglio culturale, hanno portato valore aggiunto nelle nazioni in cui si sono trasferiti, raggiungendo vertici sociali e imprenditoriali di assoluto prestigio. I nostri paesani e i loro discendenti nel mondo restano legati al paesello che visitano costantemente ogni anno.

I piccoli borghi sono stati l’anima del Rinascimento italiano. Sono quei luoghi dove lo spirito di un bambino trova l’ambiente ideale per crescere e formarsi in piena libertà, circondato dall’affetto l’amore e l’attenzione di tutti, dando risalto alla propria personalità e ai talenti intrinseci. Personaggi come Leonardo Da Vinci, Raffaello, e Michelangelo Buonarroti, non sarebbero diventati geni se non fossero nati e vissuti la loro infanzia in un piccolo borgo.
Oggi Sant’Andrea è anche un piccolo borgo che ospita un centinaio di rifugiati provenienti dall’Africa, Asia, Ucraina, ed ha conquistato uno standard d’integrazione fra i più alti in Europa.

Sant’Andrea è anche un borgo che ha saputo fare dell’ecologia e della cura del verde un suo cavallo di battaglia, e che ha visto la partecipazione di grandi imprenditori che si sono spesi e dato tanto nella realizzazione di questo gioiellino che è oggi.
Sant’Andrea di Conza sicuramente un modello culturale da prendere come esempio di vita, ma anche da esportare nel mondo.
La leggenda vuole che: In principio San Pietro chiamò suo fratello Andrea e non sapendo come rimediare alla dimenticanza del Signore, assieme ritagliarono un pezzo di Paradiso e lo scagliarono sul territorio Irpino. Ma un attimo prima del lancio Andrea, fratello di San Pietro, incise il suo nome su questo pezzetto di Paradiso e lo lasciò cadere sulla verde irpinia. E così fu che nacque Sant’Andrea di Conza.   Ad Majora.
Augurissimi e forza Sant’Andrea.

*presidente dell’associazione Lu faucione e di santandreadiconza.com.

 

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