Le violenze in carcere tornano al centro dell’attenzione con le testimonianze rese durante il maxi-processo per i fatti avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Quel giorno, in pieno lockdown Covid, quasi trecento agenti di polizia penitenziaria parteciparono a una perquisizione nella terza sezione del reparto Nilo, che degenerò in violenze contro altrettanti detenuti.
Raffaele Piccolo, ex ispettore della polizia penitenziaria oggi in pensione, ha definito l’episodio un “caos totale” e un “inferno”. Piccolo era tra i 40 agenti interni al carcere incaricati di guidare la perquisizione nelle celle, ma la sua testimonianza ha indicato chiaramente che i principali responsabili dei pestaggi furono gli agenti provenienti dall’esterno, in particolare dalle carceri di Secondigliano e Avellino.
“Gli esterni non rispondevano a nessuno, erano autonomi”, ha dichiarato Piccolo in aula. Secondo il suo racconto, la maggior parte di questi agenti indossava la tenuta antisommossa completa di caschi, mascherine e manganelli, e agiva con un comportamento quasi “da resa dei conti” nei confronti dei detenuti.
Tuttavia, Piccolo ha ammesso anche che, durante le operazioni, alcuni dei suoi uomini si lasciarono trasportare dagli esterni, compiendo episodi di violenza contro i detenuti. La sua testimonianza si allinea a quella di altri colleghi, tra cui l’allora comandante Gaetano Manganelli, che hanno sottolineato la differenza di condotta tra il personale interno e gli agenti esterni.
Il maxi-processo di Santa Maria Capua Vetere, con 105 imputati, si avvia verso la fase decisiva. L’inchiesta rappresenta uno dei casi più gravi di violenza carceraria degli ultimi anni in Italia, con video e documentazione che confermano la gravità dei pestaggi e la modalità organizzata con cui si svolsero le perquisizioni.
Le dichiarazioni di Piccolo forniscono un quadro chiaro della dinamica interna di quella giornata e rafforzano l’accusa secondo cui la responsabilità principale dei pestaggi sarebbe da attribuire agli agenti esterni, pur riconoscendo complicità e condotte scorrette anche tra alcuni poliziotti interni.Il processo continuerà con l’esame di ulteriori testimoni e la valutazione dei filmati, che rappresentano elementi chiave per definire la responsabilità dei singoli imputati.



