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Pillole di pensiero laterale: le ragioni del Ni

Si avvicina l’election day, il giorno delle amministrative regionali e del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Sarà l’età, o la fase storica, ma scopro d’un tratto che una tessera elettorale ha un potere evocativo sorprendente. Infatti, la mia seconda tessera elettorale, la prima non so dov’è finita, reca 17 vidimazioni di avvenuto godimento del diritto di voto, 17 foto dall’album di famiglia mio e di queste due Repubbliche e mezza, e ad ogni timbro scatta perciò una ridda di ricordi e suggestioni. Ma guarda lì, che carina quella foto del 2001: 13 maggio, ¾ di maggioritario ed ¼ di proporzionale (Mattarellum), “scorporo”, liste civetta, in un quadro politico accidentato in cui la Sinistra di Bertinotti si era scollata dall’Ulivo ed aveva fatto cadere l’ultimo governo Prodi mentre mancavano 5 mesi al botto dell’11 settembre, e io lì, ignaro come oggi e come sempre del mio futuro, allevavo pupi ed assistevo al passaggio di consegne dell’Italia alle destre; oppure quella del 13 giugno 2011, referendum contro la privatizzazione dell’acqua: un po’ più maturo, completavo l’ultimo pezzo di un distacco privato infinito e doloroso, e mi avviavo all’esilio smart perpetuo; poi, 13 aprile 2008, elezioni politiche: ri-vince il centrodestra, questa volta col “porcellum” di Calderoli, e io sono in gran spolvero che scarrozzo famiglia e amici in barca (Canal du Midì) nella Francia Meridionale; 13 giugno 2004, elezioni provinciali: completo il trasloco montando una libreria Stilwood “Telesio” col contributo di 8 amici; 4 dicembre 2015, referendum sulla riforma costituzionale Boschi-Renzi per l’abolizione del Senato. Quella del 4 dicembre è la data fatidica in cui vinsero i “no” perché Renzi ne fece un referendum su di sé, oscurando il “cosa” abolire a favore del “come”. Ero in fase di decomposizione avanzata della vita di prima, ma mi drogai con Roma e tutta la sua strepitosa fatiscenza. Comunque un bell’album di ricordi. Quando votai per la prima volta c’erano i partiti che proponevano facce, mentre ora ci sono solo le facce che propongono i partiti, e poi, questa in particolare, sarà la tornata della “mascherina e degli occhi che parlano”, una tornata elettorale del resto molto anaffettiva che si svolge mentre la gente tenta di ripararsi o al contrario, sfrontatamente, di esporsi al tiro di quel cecchino maledetto che è il SARS-COV-2, e i faccioni e mezzibusti sicuri, sereni, grintosi, e soprattutto “unprotect”, sorridono ai passanti senza questi gli tengano il gioco; viepiù che i faccioni della cartellonistica, come e più di prima, non riescono proprio a nascondere l’inganno quando hanno appiccicato sul muso un bel banner con su scritto “affissione abusiva”. Questo election day non genera attese, tensioni, e neanche scontri al calor bianco a colpi di slogan e frasi vuote, né c’è un sussulto vero nelle pagine social con i troll che pure fingono di scatenare flames; niente. Non c’è niente che appassioni, che faccia riflettere, che smuova qualcosa, in un opinione pubblica tramortita da orrendi fatti di cronaca e sospesa nel plasma lattescente della pandemia. Solo facce di sconosciuti che galleggiano in mezzo a soggetti votanti non identificabili, totalmente presi da altro e convintamente indifferenti. Invece nel mazzo c’è un arcano pazzesco. In pratica ci chiedono di dire “Si” o “No” al taglio dei parlamentari. Io sono in crisi, e se potessi festeggerei la diciottesima timbratura sia andando finalmente in vacanza sia, al ritorno, scrivendo un grosso “Nì” sulla scheda elettorale. Chi è per il Sì vuole dare una spallata al governo Conte, un po’ come nel caso Renzi-Boschi, poi, c’è il tema che con questo tipo di riforma costituzionale si dovrà poi decidere la forma di governo e di stato prossima ventura, ed aprire la strada ad altre riforme chirurgiche ma radicali, come la riduzione del numero di delegati regionali che eleggeranno il capo dello Stato. Ma, se non si modificano i partiti e la legge elettorale, il risultato potrebbe portare il potere saldamente nelle mani di pochi eletti ma ugualmente corrotti, collusi, lobbisti, assenteisti o addirittura delinquenti? Pochi e maledetti? Invero, però, come il marito che per far dispetto alla moglie si taglia le palle, il Parlamento troverebbe la forza di deliberare la riduzione della propria composizione, ma verrebbe comunque incontro alle richieste di questa colta, raffinata ed informata opinione pubblica che passeggia non identificabile in mezzo alle facce e ai mezzibusti. C’è in ballo anche il dialogo tra parlamento forte e governo decidente, il rafforzamento della presidenza della repubblica, la chiamata alla responsabilità dei territori (con il senato delle regioni). Però si rischia il ripristino dei vitalizi, dei privilegi e, perché no, il finanziamento pubblico ai partiti. E se poi restassero 6-7 senatori di margine, e allora quale sarà il costo per tenere compatta ogni maggioranza? Quali le pretese di ogni singolo Senatore per votare tutte le finanziarie o per la fiducia? E quale libertà di coscienza sarà garantita a ciascun Senatore, il cui voto sarà sempre indispensabile anche alla propria maggioranza o minoranza? 17ma timbratura, foto ricordo del 20-21 settembre 2020, primo anno del “Covidico”: le elezioni dei magneti sul frigo e della vittoria de “Nì”. Ok. Ho deciso!

Enrico Maria Troisi

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