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Prova di maturità per i cattolici

 

Nel dibattito che è in corso nel parlamento e nel paese sulla disciplina legislativa delle coppie di fatto e delle unioni civili, i cattolici italiani sono chiamati ad una prova di maturità che è insieme culturale, politica e anche ecclesiale, e che in qualche modo prescinde anche da quello che sarà l’esito delle votazioni sul disegno di legge Cirinnà in discussione al Senato, sul quale pesano pregiudiziali politiche e condizionamenti partitici che ne rendono imprevedibile il risultato. Nell’attesa, conviene dunque soffermarsi su considerazioni di ordine generale che caratterizzano l’attuale fase di sviluppo della società italiana, nella quale, diversamente che nel passato, il confronto pubblico di idee e di proposte sui temi della famiglia, della genitorialità, dei diritti dei minori, si sta svolgendo, al di là di alcune prevedibili asprezze polemiche, in modi più composti e costruttivi che nel passato. Il termine di paragone non è poi tanto lontano nel tempo: risale a meno di dieci anni fa, quando il progetto di legge sui Dico (“Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”) appoggiato dal governo Prodi, si arenò in seguito al successo della manifestazione sponsorizzata dalla Cei del card. Ruini che aveva portato in piazza milioni di cattolici in quella che fu considerata una prova di forza muscolare in difesa della famiglia tradizionale che la legge avrebbe preteso di “scardinare”. Due anni prima, siamo nel 2005, contro il referendum abrogativo della legge 140 (procreazione medicalmente assistita) era stato organizzato con successo il boicottaggio delle urne, e la legge restò in vigore, tranne poi essere progressivamente svuotata da ripetute sentenze della Corte Costituzionale. Fu insomma la conferma che in materia di diritti le prove di forza, anche quando prevalgono, non portano a soluzioni durature. Ora lo stesso sta accadendo con le unioni civili, dove una decisione parlamentare viene sollecitata proprio da quegli organismi europei al cui giudizio l’opinione pubblica e la politica italiana sono particolarmente sensibili. Il problema è capire se su questi argomenti c’è stata una riflessione collettiva che consente un diverso atteggiamento di quella larga parte della popolazione italiana che si dichiara credente e si riconosce nel magistero della Chiesa e del Papa. Qui non mancano segnali di discontinuità, a partire dall’atteggiamento dei vescovi i quali, pur difendendo, com’è ovvio, la visione cattolica del matrimonio e della famiglia, si sono ben guardati dall’assumere come propria l’organizzazione del Family day del 30 gennaio, che è senza dubbio una grande manifestazione di popolo, ma priva di quel carattere di scontro o anche soltanto di “battaglia culturale” che ebbe l’analoga iniziativa del 2007. E’ parimenti significativo il fatto che il dibattito di queste settimane trovi, pur nella diversità delle opinioni, un terreno comune sul piano dei diritti da conseguire o da garantire alle coppie dello stesso sesso, e in primo luogo ai minori. C’è come un mutuo riconoscimento di valore nelle opinioni pur differenti che si confrontano; e questo è un gran passo in avanti rispetto al passato; e c’è, da parte di molti cattolici, sia intesi come singoli che come partecipanti ad associazioni od organismi ecclesiali, la consapevolezza che, come insegna papa Francesco, non ci può essere contrasto fra una piena cittadinanza civile, fatta di diritti e di doveri condivisi, e una altrettanto responsabile appartenenza religiosa. Al contempo, da parte “laica” c’è il riconoscimento del significato peculiare della testimonianza religiosa, intesa come offerta di valori e di contenuti, nella costruzione di un sistema democratico condiviso. A prescindere dunque dall’esito legislativo del disegno di legge Cirinnà, le condizioni per un salto di qualità positivo del dibattito pubblico, per una matura presa di coscienza del cattolicesimo politico italiano, ci sono tutte. Se resisteranno alla prova delle votazioni parlamentari che iniziano la prossima settimana, sarà un bene per tutti.
edito dal Quotidiano del Sud

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