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Quel divario tra scuola e società difficile da colmare

Emilia Dente

Seguo, con molto interesse, ogni settimana, la riflessione che il saggio Dirigente e caro amico, Paolo Saggese, offre sulle pagine del Corriere dell’Irpinia. Riflessioni lucide, amare e profonde, sullo stato, sull’evoluzione dell’ istituzione scolastica e sul suo rapporto con la complessa società odierna. Validissime le considerazioni formulate,  di mirabile acume e molto stimolanti, arricchite spesso da studi pregevoli e corposi contributi, come i  fondamentali studi del pedagogista brasiliano, Paulo Freire. Cerco, seguendo le riflessioni dell’ illuminato professore,  di diradare le ombre che spesso calano sull’ azione culturale ed educativa che , seguendo percorsi diversi, in diversi ruoli e diversi ambiti, pure io umilmente cerco di realizzare. Nell’ articolo recente, dal titolo  La scuola “depositaria “ e la scuola “problematizzante”, mi ha colpito particolarmente una affermazione molto forte: “L’impressione è che la nostra società sia profondamente ipocrita : si dice alla scuola di fare ciò che la società, ciò che gli adulti non fanno, si dice alla scuola di dare insegnamenti che sono puntualmente contraddetti dalla realtà in cui viviamo”. È una affermazione  drammaticamente vera e il professore Saggese uomo di scuola, di valori forti, è amaramente consapevole della discrasia tra l’insegnamento di princìppi e valori che la scuola, per vocazione e per missione, si propone di promuovere e trasmettere e quello che la complessa società odierna propone/ impone ai ragazzi.  Ipocrisia  contemporanea… “Coloro che danno le direttive sono i primi ipocriti”. Parole dure che fanno tremare le fondamenta del sistema educazionale e scolastico e aprono squarci di riflessione sulla natura e sulle modalità dell’intervento educativo opportuno e necessario nella comunità odierna.  Una presa di coscienza netta, onesta, quasi spietata, questa consapevolezza del divario  scuola – società una presa d’atto che è urgente e salutare, medicina amara ma utile per focalizzare meglio gli obiettivi da perseguire, per rimodulare gli strumenti educativi più efficaci e ritrovare nuovo vigore nel necessario processo di crescita e formazione che è valore e principio dell’istituzione scolastica. “La diversitá è spesso una sofferenza”, aggiunge infine Saggese, che ben conosce  i tormenti della generazione Z. La diversitá è pure spesso una condanna, mi permetto di aggiungere io, nella considerazione della società  omologata ed omologante in cui viviamo, ma, nella prospettiva resiliente e necessariamente temeraria  a cui tante lotte ci hanno forgiato, sappiamo pure quanto la diversità possa essere risorsa e quanto essa, prezioso seme di speranza per il futuro, vada custodito, coltivato e valorizzato dalla scuola e dalla società. Sempre e comunque con  la speranza di contribuire alla crescita e al miglioramento dei singoli e della comunità.

 

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