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Radice Meridionale alla Camera dei Deputati, il monito: necessaria una nuova politica per le aree interne

“I piccoli comuni non sono margini geografici ma presidi autentici, ricchi di storia e memoria, esempio di resistenza, cruciali per misurare la qualità della nostra democrazia. I piccoli comuni sono lo specchio dell’Italia, espressione dei valori della Repubblica. Ogni territorio è parte essenziale dell’identità nazionale  e deve essere messo nelle condizioni di contribuire allo sviluppo del paese”. A sottolinearlo la deputata Nadia Romeo nel presentare alla Camera dei Deputati il volume di Virgilio Caivano “Radice Meridionale”. “C’è bisogno di una nuova progettualità – prosegue Romeo – che possa valorizzare le comunità locali e non considerarli territori da assistere. Di qui la necessità di investire su differenti modelli di sviluppo che mettano al centro la persona e la sostenibilità, di politiche di lungo periodo. Il futuro dell’Italia non si costruisce solo nelle grandi città ma dove la comunità conserva un forte senso di appartenenza. Caivano ci ricorda che le radici sono fondamentali per il nostro futuro”. A illustrare l’idea centrale del volume la scrittrice Emanuela Sica: “Se paragoniamo l’Italia al corpo di un uomo, possiamo considerare i piccoli comuni come cellule che danno nutrimento a quel corpo. Ecco perchè l’Italia non può non tenerne conto. Nasce da questa idea il Festival delle radici che ha voluto mettere in rete 31 comuni tra Campania, Lazio e Trentino per dimostrare che le radici non sono confini ma ponti capaci di collegare”. Sica sottolinea come ‘Radice meridionale’ “si interroga non solo sulla struttura etico morale dell’Italia ma rappresenta una chiamata alla responsabilità, La parola chiave del volume è ‘radici’, che non solo trattengono, ma permettono alla pianta di rimanere stabili e danno nutrimento ai rami. Il volume costruisce una vera genealogia del Sud partire da figure come Francesco De Sanctis. Al tempo stesso, rilancia una proposta, quella legata alla legislazione differenziata, perchè non possono vigere le stesse regole in territori diversi. Con la consapevolezza che un territorio muore solo quando perde coscienza di se”. E’ il deputato Claudio Stefanazzi a sottolineare che “Questo paese continua a ignorare un principio, non siamo un paese in grado di gestire un rapporto tra i territori di natura concorrenziale. E’ impensabile che i paesi debbano accettare il declino demografico come un fatto ineluttabile. Ecco perchè il Cnel ha dovuto fare un passo indietro”. Ricorda la proposta di legge sulle aree interne presentata dal Pd e rilancia “E’ necessario mettere mano alla questione legata alle aree interne. E’ inaccettabile che l’unica politica per il Sud sia quella legata alla costruzione del ponte sullo Stretto. Mentre c’è bisogno di incentivare il capitale umano e finanziario”.

Il sindaco Nicola Zanca di Gaibo, in provincia di Rovigo, pone l’accento sul difficile contesto che caratterizza i piccoli comuni “espressione della maggior parte dell’Italia. Vivono un contesto di sofferenza sul piano economico finanziario, anche a causa della spending review con forti tagli del personale e la necessità di fare i conti con il peso della burocrazia. Malgrado ciò i comuni si dimostrano virtuosi anche nell’adempimento del Pnrr, tanto da riuscre ad aggiudicarci l’80% delle risorse. Tuttavia, troppo spesso sono costretti a fondersi per diventare più efficienti. Viviamo una schizofrenia da parte dello Stato sul fronte del sostegno agli enti locali.  Di qui la necessità di ridurre la burocrazia e valorizzare il lavoro dei funzionari amministrativi”. Virgilio Caivano spiega la scelta di ricostruire la storia del Sud, a partire da figure come Fiorentino Sullo e Gerardo Bianco, a cui è dedicato il volume insieme a Nino Sica: “Sono stati personaggi capaci di comprendere la necessità di una governance capace di incidere sullo sviluppo del Sud. Nasce così la Cassa per il Mezzogiorno. Quella visione che oggi manca al Sud, una visione che non può non guardare anche al Mediterraneo, al governo dei flussi migratori. Non ci sono dubbi che i piccoli comuni siano una straordinaria opportunità. Ma è chiaro che bisogna garantire servizi e un welfare intelligente. E certamente non va in questa direzione la ripemitrazione dei comuni montani”.

 

 

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