Mercoledì, 9 Settembre 2026
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In questi ultimi giorni, in queste ultime ore del 2017 il tempo si fa denso come la rugiada che gela i nostri mattini, quasi lo puoi toccare, te ne puoi far ferire. Mentre fervono i preparativi per il cenone di capodanno, concediti una pausa. Pensa al tempo che è passato, congedati con riconoscenza dell’anno che si archivia, va incontro con fiducia al tempo che viene. Su tutto questo cumulo di giorni avverti forte la benedizione di Dio che si fa perdono per i passi perduti del 2017 e speranza per i mattini che verranno e saranno tatuati 2018 come un marchio DOC. Io mi sto facendo guidare dai versi di Franco Arminio, poeta dell’alta Irpinia, che per la sua silloge “Cedi la strada agli alberi” ha avuto bisogno nel 2017 di ben sette ristampe. La gente ha ancora bisogno di versi? Il mondo invoca ancora la voce dei poeti? “Abbiamo bisogno di contadini,/ di poeti, gente che sa fare il pane,/ che ama gli alberi e riconosce il vento.” Arminio scrive (o scolpisce?) un bisogno di concretezza oltre tutti i discorsi degli uomini politici o dei venditori di almanacchi (cfr. il Dialogo di Leopardi), come è concreta la terra cui i nostri giovani dovrebbero tornare, come è concreto il pane impastato e cotto in casa, anche i poeti sono fornai che non si stancano di profumare il mondo con i loro versi. “Più che l’anno della crescita,/ ci vorrebbe l’anno dell’attenzione./ Attenzione a chi cade, al sole che nasce/ e che muore, ai ragazzi che crescono,/ attenzione anche a un semplice lampione,/ a un muro scrostato.” L’attenzione fa guarire le persone o evita loro di ammalarsi, ci salva dal degrado, fa cogliere un particolare, un taglio degli occhi o della luce su un mobile vecchio che diventa antico, ridona a uomini e cose il diritto di esistere, ci salva dall’usura, ci ridona la verginità dello stupore: “Prendi una forchetta in mano/ come se fosse un momento solenne,/ porta il bicchiere alla bocca/ come se fosse un gesto sacro,/ sorridi perché ogni sorriso apre/ una crepa nel muro della vecchiaia”.

In tempi di crisi i poeti tengono desta la nostalgia della patria perduta e Franco Arminio svolge questo compito sacerdotale indirizzando l’attenzione del nostro sguardo e del nostro cuore, più che al Pil, a ciò che sembra non avere importanza e invitandoci a rallentare più che a correre. Dove stiamo andando? Qual è la direzione? Dove volgono i nostri giorni, l’anno che deponiamo nel sudario della memoria e il nuovo che avvolgiamo con tenerezza nel borotalco della speranza? Che non ci accada di rispondere come il cavaliere che correva a gran carriera in groppa al suo purosangue cui un contadino chiese: “Dove corri, mio signore, con tanta lena?”, “Non lo chiedere a me, chiedilo al cavallo!”. Rischiamo di correre lasciandoci sfuggire tanti particolari che danno sapore alla vita, perdendo il senso del tutto che è la direzione. Non nei palazzi del potere o nei mercati delle borse dove sembra che si decidano le sorti dei popoli, ma nel silenzio delle nostre Chiese o nel segreto della nostra stanza e del nostro cuore ciascuno di noi potrà individuare la rotta giusta prima di varare il piroscafo che porta la cifra 2018. In questi giorni, in questi mesi ed anni si distende l’avventura della mia vita che vorrei capire e scolpire, guardare ed ammirare come un’opera d’arte. Grazie, Franco Arminio, per i tuoi versi, laboratorio di futuro perché profumati di piccole cose che portano la tonalità ambra della memoria, ad essi, nella preghiera, ancoro questi giorni perché non vadano perduti in un qualsiasi bidone di raccolta differenziata dei rifiuti. Accolgo il tuo invito a rallentare più che ad accelerare per centellinare ogni giorno con la serietà di chi lo viva come ultimo e con lo stupore di chi lo raccolga come primo. Ai lettori affido i tuoi versi, barchette di carta che hanno la forza propulsiva di transatlantici: “Oggi essere rivoluzionari significa togliere/ più che aggiungere,/ rallentare più che accelerare,/ significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.”. Buon Anno!

di ARTURO AIELLO edito dal Quotidiano del Sud

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