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Il Recovery plan è finalmente alla Commissione europea per l’approvazione. Draghi garantisce di persona e sicuramente avrà l’approvazione necessaria per dare inizio ai primi lavori. Grosso modo, nella struttura e nei capitoli di spesa, non si discosta molto da quello di Conte. Prevede una spesa totale di 235,6 miliardi cos’ suddivise: 131,5 a titolo di prestiti quasi senza interessi più 31 a fondo perduto e 13,5 per le riforme. Queste ultime sono divise in sei aree di intervento e analizzate nei dettagli:1) Transizione verde; 2) trasformazione digitale; 3) crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; 4) coesione sociale e territoriale; 5) Salute e istruzione; 6) politiche per le nuove generazioni, infanzia e giovani. Naturalmente e prime fra tutte quelle strutturali: Pubblica Amministrazione, la Giustizia, la Semplificazione della legislazione e la promozione della concorrenza, oltre al Fisco, alla Sanità, alla Scuola.  Per Draghi: “E’ in ballo il destino del Paese, no a miopi visioni di parte, prevalga il senso del futuro!”  Per l’Italia è un’occasione unica da non perdere, se vuol rimanere agganciata alle nazioni europee. Se il Piano venisse attuato il Pil crescerebbe già nei prossimi anni di 3,6 punti percentuali e l’occupazione di 3,2 punti.

L’esito è, però condizionato alla realizzazione di quelle riforme strutturali delle quali si parla da oltre trent’anni e che i partiti non hanno mai fatto. Saranno ora in grado di capirlo e di modificare radicalmente il loro comportamento ed i loro progetti? E’ lecito dubitarne perché i partiti della maggioranza che sostiene Draghi non hanno alcun punto in comune e ognuno va per conto suo pensando al proprio elettorato e alle prossime elezioni e mai alle generazioni successive. E’ una maggioranza di avversari più che di alleati che non hanno alcuna predisposizione a collaborare. Del resto Salvini è chiaro: “Con PD e M5S nessuna riforma in questo Parlamento “(Repubblica, 7 maggio): Potranno mai la Lega, Berlusconi e Renzi volere la riforma della giustizia come la intendono il PD, LEU e i 5Stelle specie dopo il terremoto Palamara e i verbali Amara che rendono non più rinviabile e una riforma strutturale del sistema giudiziario? Certo che no e le loro posizioni fino ad ora si sono dimostrate irreversibili: Può Berlusconi volere l’abolizione della prescrizione che sta rincorrendo per sfuggire ai processi perfino facendosi ricoverare al San Raffaele per ritardare la sentenza del Ruby ter? E la riduzione della durata dei processi non dipende anche e soprattutto dal grandissimo numero di avvocati, il triplo della Germania e il doppio della Francia? Possono fare insieme la riforma del Fisco e far pagare in più coloro che, pur nella pandemia, hanno accresciuta la loro ricchezza?

Ma anche sulle altre riforme il cammino è irto di ostacoli. Sulla semplificazione e sulla necessità di rivoluzionare radicalmente il codice degli appalti le idee di Brunetta e di Giorgetti con collimano con gli altri ministri e sarà impossibile fare una seria esemplificazione se non si agisce sul modo di fare le leggi. Il Parlamento dovrebbe procedere- con l’aiuto di una commissione –  a fare dei testi unici abolendo le leggi e i regolamenti superflui, i duplicati, i numerosi controlli di Enti e Autorità e ridurre il numero delle leggi che in Italia è 5 volte superiore a quelle della Germania. Draghi dice che bisogna ridurre al massimo le regole più restrittive, semplificare i controlli, velocizzare il VIA (valutazione impatto ambientale) affidando i lavori ad una Commissione recependo le direttive europee. Riuscirà dove sono falliti finora anche governi con maggioranze più coese?

Secondo Cottarelli (All’inferno e ritorno): Abbiamo uno Stato che ha qualche difficoltà a fornire una pubblica istruzione adeguata, una sanità che funzioni bene in tutte le regioni, una giustizia rapida, una pubblica amministrazione priva di corruzione e, mettiamoci pure questo, strade senza buche e treni locali che arrivino in orario” (pag 127)..Per uscire dalla crisi occorrerebbe ristrutturare il debito pubblico, inserire nel sistema i concetti di solidarietà e di ridistribuzione, riqualificare la Pubblica Amministrazione e la Sanità (superando il dualismo Stato/ Regioni), garantire la sostenibilità ambientale  ecc. ecc. Draghi ne avrà il tempo e soprattutto la maggioranza che lo sostiene glielo permetterà? Sarà possibile cambiarla in corsa costringendo Salvini a starvi dentro o uscirne? O opterà per la Presidenza della Repubblica lasciando al suo successore l’ingrato compito di continuare?

Lo sapremo presto!

di Nino Lanzetta

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