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Recuperare la dignità del lavoro

No, non è una festa rituale. Il primo maggio prosegue l’impegno del passato e costruisce la prospettiva che abbiamo davanti.

Chi è il lavoratore oggi? E’ quello sfruttato, mortificato, minacciato da quella razza padrona che lo guarda quasi con odio; è colui che di buon mattino dopo aver baciato i suoi figli va sul cantiere e lì si conclude la sua vita.

Ed anche è colui che ottenendo una paga irrisoria, non riesce a sostenere i costi della vita familiare fino a fine mese e, a volte, è costretto a finire nel circuito camorristico degli usurai. E accade che, non potendofar fronte alle rilevanti richieste dei suoi cravattari decide di passare all’altro mondo.

Lavoratori sono anche quella infinità di giovani meridionali che per non inginocchiarsi pur di sopravvivere, affolla treni e autobus per andare in realtà assai lontane, maledicendo la terra che ha datoloro i natali con tutta la sua classe dirigente.

Potremmo continuare con le donne, le più sottopagate di tutti, a volte costrette a subire violenze e angherie di ogni tipo per poter portare ai propri figli o alla sua famiglia un “tozzo di pane”.

Oggi si alzerà la voce altisonante dei sindacati, ma di tutto questo si parlerà davvero? E oltre alle parole?

Anche il sindacato dei lavoratori deve modernizzarsi, rinunciare a quel modo di essere “arruffapopolo”, riservendo soltanto a se stesso spazi di potere o ambizioni politiche.

E allora mi chiedo: di che festa parliamo?  Di un concerto atteso e che distrae dai veri problemi dei lavoratori? Di un avvenimento che dovrebbe avere ben altri significati? Oggi, con l’avvento delle nuove tecnologie, la disoccupazione aumenta, e ancor peggio sarà nel futuro. Qual è il modelloche le classi dirigenti del paese stanno sviluppando?  Quello spicciolo e propagandistico di un decreto varato alla vigilia della Festa del primo maggio nel pieno di una campagna elettorale amministrativa che apre le porte  alle elezionipolitiche del prossimo anno? Quello che eleva i fondi del Pnrr a salvatori della patria, affermando che siamo i primi in Europa per i progetti presentati  (molti ancora sulla carta)  senza dar conto della qualità degli stessi e del tradimento che si sta consumando verso il Mezzogiorno? Qui la criminalità continua a fare la parte del leone, ed è molto facile prendersela con ilprocuratore della Repubblica Nicola Gratteri per coprire la propria inefficienza.

Per un quadro completo però, non vanno dimenticati l’intelligenza e l’impegno di buoni imprenditori che, con grande spirito di solidarietà, hanno testimoniato che, se si vuole, si può cambiare. Einvece no. Vincono gli squali prepotenti e gli speculatori.

Siamo in un Mezzogiorno che vive la stagione delle grandi contraddizioni con la sua endemica povertà da una parte e un breve respiro di ripresa grazie ai suoi beni artistici e monumentali. Noi del Sud sappiamo di cosaparliamo: delle migliaia di giovani che durante l’estate, meravigliosa qui da noi, passano nelle statistiche per occupati; si dovrebbe invece fare riferimento al crescente precariato e rinvigorire la lotta contro il caporalato, pratica orribileche sfrutta chi è costretto a lavorare con la schiena piegata sotto il sole cocente per pochi euro, mentre si gonfiano le tasche dei caporali.

Si dirà: ma è stato sempre così. Replico: allora perché festeggiare con i leader dei sindacati e di una parte politica quando è anche loro la responsabilità della persistenza di queste piaghe sociali? La festa ci deveessere per una grande mobilitazione nazionale, con concerti di grande livello, ma poi…?

Mio padre Carmine, che io ho amato insieme a mia madre Lenuccia per l’esempio di onestà che mi ha lasciato in eredità, dopo anni e anni di lavoro nella gloriosa ex Sita, tornò a casa un sera con una bustavuota: doveva essere la liquidazione del suo percorso di lavoro che fu trattenuto da una banca locale per azzardati investimenti della società di trasporti. Lo guardai, abbassai la testa, si avvicinò e mi disse: hanno dato a me e i miei colleghi uno schiaffo,hanno offeso la dignità del nostro lavoro.

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Gianni Festa

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