Urne aperte in tutta Italia per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. I seggi sono operativi dalle 7 alle 23 di oggi e riapriranno domani dalle 7 alle 15. Sono oltre 51 milioni gli italiani chiamati al voto per esprimersi su una riforma fortemente voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni e approvata dal Parlamento nell’ottobre scorso.
Non è previsto quorum: l’esito dipenderà esclusivamente dai voti validamente espressi. Il “sì” comporta l’entrata in vigore della riforma, mentre il “no” ne determina il rigetto, lasciando invariato l’attuale assetto della magistratura.
Al centro del provvedimento vi è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oggi appartenenti allo stesso ordine. La riforma prevede due percorsi distinti sin dall’inizio: chi sceglie la carriera giudicante resterà giudice, chi opta per quella requirente sarà pubblico ministero per tutta la vita professionale. Secondo i sostenitori, questa distinzione rafforza il principio del “giudice terzo”; per i critici, invece, rischia di compromettere l’unità della magistratura.
Tra le novità principali figura anche la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pm, entrambi competenti su assunzioni, trasferimenti, promozioni e valutazioni. Una parte dei componenti sarà selezionata tramite sorteggio, misura pensata per ridurre il peso delle correnti interne ma contestata da chi teme una minore rappresentatività.
Cambia anche il sistema disciplinare: le sanzioni non saranno più gestite dal CSM ma da una nuova Alta Corte disciplinare, organo autonomo che giudicherà in primo e secondo grado, senza possibilità di ricorso in Cassazione. L’azione disciplinare viene inoltre attribuita al ministro della Giustizia, uno degli aspetti più criticati dalle opposizioni, che vi intravedono un possibile squilibrio tra i poteri dello Stato.
Nel complesso, la riforma non interviene direttamente sui tempi o sul funzionamento dei processi, ma ridisegna l’organizzazione interna della magistratura. Per la maggioranza si tratta di un passo necessario per rafforzare imparzialità e trasparenza; sul fronte opposto, partiti di opposizione, parte della magistratura e numerosi costituzionalisti temono un indebolimento dell’indipendenza dell’ordine giudiziario. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha criticato duramente il progetto, sostenendo che favorisca chi è al potere.
In Campania sono circa 4,45 milioni i cittadini chiamati alle urne, distribuiti in 5.824 sezioni. Nella sola Napoli gli elettori sono oltre 711 mila, mentre nell’area metropolitana si superano i 2,3 milioni.


