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Regionali, tutto come nel 2020 in attesa del 9 aprile: il governatore è in vantaggio. Ma questa volta solo per capitalizzare la sua capitolazione

Da Cantone e Costa a Romano e D’Amato: tutti aspettano il 9 aprile, De Luca resta l’unica certezza

Come oggi, anche nel 2020 la scelta dei candidati a governatore della Campania non fu semplice, sia per il centrodestra che per il centrosinistra. Il centrodestra sciolse la riserva sul nome di Stefano Caldoro dopo una lunga e inutile contrattazione tra gli alleati di coalizione: altri nomi non ce n’erano.

E come succede oggi, anche cinque anni fa la ricandidatura di Vincenzo De Luca fu oggetto di una lunga discussione. Il governatore, alla fine del suo primo mandato, annunciò la sua volontà di volersi riproporre per il secondo senza l’avallo dell’allora segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che fino all’ultimo tentò invece un accordo con il Movimento 5 Stelle.

Alla fine, la sfida fu per la terza volta tra De Luca e Caldoro. Per il resto, la campagna elettorale fu soffocata dalla bolla mediatica dell’emergenza sanitaria durante i mesi di lockdown da Covid. De Luca con il suo protagonismo social e i suoi video dal tono cabarettistico rafforzò ulteriormente la sua immagine di “Sceriffo”.

Caldoro, invece, non propose un’alternativa di governo credibile: il suo slogan “Con serietà” risultò debole rispetto al “lanciafiamme” di De Luca. Il centrodestra finì per favorire la corsa solitaria del presidente uscente. Che personalizzò la comunicazione, prendendo di mira l’allora sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ormai a fine mandato, e Matteo Salvini, leader della Lega.

Con sarcasmo, irrisione degli avversari e toni paternalistici, De Luca riuscì a convincere il 70 per cento degli elettori. Oggi sta ripetendo la stessa strategia centralizza il dibattito politico su di se. Attacca il suo partito per difendere il terzo mandato, attacca la politica politicante dei palazzi romani e si fa paladino della Campania e del Sud.

Il centrodestra della Campania, invece, continua a mantenere un profilo basso, pur rispondendo con tempestività e fermezza alle uscite del governatore, non ha insiste su una proposta politica credibile per lo sviluppo della Campania e, al momento, non propone un candidato unitario. C’è chi dice che potrebbe essere Matteo Piantedosi, capo del Viminale, che dovrebbe nel caso svestire i panni del ministro dell’Interno per rischiare tutto – con De Luca da una parte e il centrosinistra dall’altra sarebbe più facile vincere.
Ci sono per il centrodestra anche Giosy Romano, coordinatore per la Zes Sud; e Antonio D’Amato, capitano d’industria e l’ex presidente di Confindustria Campania.

Anche il centrosinistra non ha una leadership. Il Pd regionale è commissariato e un candidato non l’ha trovato.
L’ex ministro 5 Stelle Sergio Costa ha manifestato una timida disponibilità, a condizione che emerga una proposta politica valida, lasciando intendere che, al momento, questa possibilità non esiste. Lo stesso ha dichiarato Roberto Fico, ex presidente della Camera, sottolineando la necessità di condizioni che, però, non si sono ancora verificate. Il magistrato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, dice di non essere indisponibile a candidarsi.

Paradossalmente, De Luca che è il candidato più forte, perché l’unico, potrebbe non esserce in campo per la presidenza. Si vedrà il 9 aprile quando è fissata l’udienza pubblica davanti alla Corte Costituzionale sul ricorso presentato dal presidente del Consiglio dei ministri contro la legge della Regione Campania che, di fatto, permette all’attuale presidente di ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo.
Intanto De Luca è in campagna elettorale da un pezzo e il lavorio per la ricandidatura l’ha già fatto per gran parte. Con o senza terzo mandato sarà determinante, capitalizzando la sua capitolazione.

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