Si rende ormai indispensabile che il Presidente della Provincia convochi con urgenza il Consiglio provinciale, affinché vengano adottati tutti gli atti amministrativi necessari a sbloccare una situazione divenuta insostenibile.
A intervenire è la Segretaria Generale della Funzione Pubblica CGIL, Licia Morsa, che denuncia con fermezza lo stato di crisi. Il ciclo integrato dei rifiuti in provincia di Avellino rappresenta oggi l’emblema di un fallimento politico e amministrativo evidente. Tre anni di ritardi, rinvii e sostanziale immobilismo hanno condotto a un unico esito: la totale paralisi del sistema.
In particolare, la gestione del percorso relativo all’acquisizione delle quote di Irpiniambiente S.p.A. è rimasta bloccata, priva di decisioni concrete. Senza un intervento immediato da parte della Provincia di Avellino, il rischio è quello di un definitivo arresto dell’intero processo.
Non si è più di fronte a singole inefficienze, ma a una responsabilità politica chiara, condivisa tra la Provincia e l’ATO Rifiuti di Avellino, che in questi anni non sono stati in grado di garantire una governance efficace del servizio.
Il Presidente della Provincia non può più sottrarsi ai propri doveri istituzionali: è necessario convocare senza ulteriori indugi il Consiglio provinciale e portare a conclusione il percorso avviato. Ogni ulteriore rinvio rappresenterebbe una precisa scelta politica, non una semplice contingenza.
A rendere il quadro ancora più critico è il richiamo della Corte dei Conti – Sezione regionale di controllo per la Campania, che ha già evidenziato gravi criticità e inadempienze, confermando lo stato di stallo.
Inoltre, nella sua funzione, il Presidente è chiamato a esigere dall’Amministratore Unico di Irpiniambiente S.p.A. un’immediata riorganizzazione aziendale: dalla definizione della pianta organica alla revisione dei carichi di lavoro, dalla corretta distribuzione del personale sul territorio provinciale fino all’attuazione di un serio piano di riduzione degli straordinari e degli sprechi gestionali.
Siamo di fronte a un sistema che non decide, che rinvia e che scarica sul territorio le conseguenze della propria inerzia. Il risultato è ormai evidente: un fallimento della governance pubblica che non può più essere nascosto.
Gli amministratori locali non possono continuare a restare spettatori né agire in ordine sparso. È il momento di assumere una posizione chiara e responsabile contro una gestione che ha dimostrato tutti i suoi limiti.
La verità è semplice: questa paralisi non è tecnica, ma politica. E come tale, qualcuno dovrà assumersene la responsabilità.



