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Salvini e Di Maio tra poteri e lottizzazioni

Il governo Salvini/ Di Maio doveva essere il governo del cambiamento: uomini e metodo nuovo, non più spartizione del potere, risse tra i partiti, accordi sottobanco, bensì trasparenza e meritocrazia, soluzione dei problemi della gente nell’esclusivo interesse generale, fine della partitocrazia. Insomma un nuovo modo di governare, contro gli sprechi e i favori ai poteri forti.l’inizio di una nuova democrazia più partecipata e meno partitocratica. Se il buongiorno si vede dal mattino, i primi due mesi ci danno un brusco risveglio e ci inducono al pessimismo Scalfari scrive su Repubblica di ieri che “La politica è la parte centrale che coordina l’economia, i problemi amministrativi e sociali, i rapporti con l’estero” è, invece, “il peggio del peggio”. Nulla è cambiato rispetto ai governi di cento sinistra e di centro destra degli ultimi venti anni nella spartizione del potere e nelle lottizzazioni. Anzi siamo ritornati alla prima Repubblica con molte aggravanti. Il contratto con gli italiani è un libro dei sogni sul qual, prima o poi, si scontreranno le opposte strategie della Lega e dei 5Stelle. Per ora sulla scena politica imperversa un populismo sfrenato e abbastanza terra terra che riempie tutti i social, facendo impallidire perfino il “salotto/parlamento” di Bruno Vespa. Impazza la più selvaggia spartizione del potere tra Salvini e Di Maio, che si contendono le nomine dei vertici delle aziende partecipate, quelle scadute e quelle non ancora in scadenza, all’insegna di chi può accaparrarsi quelle più utili elettoralmente. Si ha l’impressione di essere tornati alla prima Repubblica e alla riscoperta del manuale Cencelli, nella interpretazione più semplicistica: una poltrona alla Lega, una a 5Stelle. La DC, però, oltre a dividere i posti fra le correnti, secondo la loro forza, riservava una quota agli alleati di governo e all’opposizione. Alla Rai, per esempio, la terza rete era appannaggio della sinistra, che poteva nominare al TG3 (Tele Kabul!) il mitico Sandro Curci che non risparmiava critiche radicali e violente ai governi ed alla maggioranza. Oggi in nome del “Fuori i partiti dalla Rai!” gridata ai quattro venti dai 5 stelle e dalla lega si mettono le mani su tutte le nomine facendosi addirittura la lotta a colpi di dossier. Salvini e Di Maio hanno trovato, infine, l’accordo: Salini AD, per i 5stelle e Foa Presidente per la Lega, non gradito a Berlusconi che minaccia di non votarlo. Nominano i loro capi bastone dappertutto alla faccia della meritocrazia e della trasparenza. Foa ha l’unico merito di ubbidire a Salvinie di aver offeso il Capo dello Stato. Quanto è successo alla Cassa Depositi e prestiti che – secondo Di Maio – dovrebbe essere la cassaforte per le riforme, è da manuale, imponendo al Ministro Tria, con la passività di un Presidente del Consiglio, Re travicello, un clamoroso dietro front e trovando l’accordo dopo furiose sedute. Si è avuta la sfrontatezza di nominare alla Commissione Vigilanza Rai addirittura un Presidente, Baracchini, che proviene direttamente da Mediaset. Non meraviglia la Lega, già adusa in passato a occupare posti di sottogoverno nei Governi con Berlusconi, e che ha firmato la legge Gasparri sulla nomina dei partiti ai vertici Rai, ma il 5 stelle, deludono in pieno, dopo aver sbandierato le loro qualità Urbi et Orbi! Non avrebbero dovuto cambiare prima la legge Gasparri? Siamo al trionfo della disinformazione e dell’incompetenza. E’ stato scritto da più parti che la spartizione del potere evoca il degradare della prima repubblica! Sono sotto tiro anche le nomine non scadute, come quelle delle FFSS. Il neo ministro Toninelli ha, infatti, azzerato il vertice, nominato appena qualche anno fa, con una motivazione abbastanza risibile. Lo stesso Presidente Mattarella, nel suo stile pacato e asettico invita a fare nomine più imparziali. Il rischio di queste operazioni – come scrive C. Tito su Repubblica del 25 luglio- è “il tentativo di identificare lo Stato con il governo e soprattutto con la sua maggioranza parlamentare”. Errore storico nel quale non è mai caduta laDCnel quarantennale esercizio del potere, pur avendo sempre mantenuta la carica di Ministro dell’Interno, che non andava in Televisione né faceva propaganda, ma nominava i Prefetti e garantiva l’ordine pubblico esercitando la sua funzione con imparzialità e distacco con i partiti, perfino il suo! Moro ha sacrificato la vita per assicurare la continuazione della democrazia parlamentare nella libertà e nell’alternanza dei partiti. Questi giovani politici, spregiudicati e superficiali, parlano di superamento del Parlamento, di uscire dall’euro, di superamento della Comunità europea, di democrazia diretta attraverso il Web! Il paragone con i Moro, i De Gasperi, i La Malfa, i Saragat i Pertini i Nenni, gli Almirante e i Covelli. Contrariamente a quanto scriveva Virgilio nelle Georgiche non “licet parva componere magnis”!

Nino Lanzetta

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