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Pensavamo di aver assistito a tutte le più memorabili performance del Capitone leghista. Romantiche passeggiate in via del Tritone quando già bisognava rinserrarsi a casa. E, prima, pericolose richieste di pieni poteri. Attacchi forsennati contro l’Ue fino a minacciare nefaste uscite, non condivise neppure dalla maggior parte dell’apparato industriale leghista del nord! Ipocrite alleanze con l’autocrate ungherese Orban o con alcuni falchi antieuropei, dimostratisi poi fra i più insensibili alle difficoltà del nostro Paese. Inutili gradassate a spese di donne e bambini migranti, costretti a rimanere per settimane a bordo di navi! Poveri poliziotti sguinzagliati a stracciare striscioni non graditi a Salvini. O indotti a far fare un giretto in moto d’acqua al figlio dell’allora ministro.  Improbabili affidamenti dell’Italia alla Madonna da parte di un auto-proclamatosi leader della Nazione. Orgoglioso di mostrarsi – però il venerdì di Quaresima – davanti a un appetitoso piatto di salumi!  O di esibirsi in disgustose incursioni citofoniche alla ricerca di spacciatori. Nelle ultime settimane il Capitone ha perso smalto e perfino identità. Non si vuole arrendere, però non sa più che pesci prendere.  La stupefacente, incredibile sequenza delle sue giravolte  dà, infatti, dimostrazione di estemporaneità e di improvvisazione. In poche parole, della sua totale inaffidabilità politica.

Cominciamo la mini – rassegna. Quando non era ancora scoppiata l’emergenza, il 21 febbraio, il Capitone affermava che alcuni scienziati avevano predetto l’arrivo del coronavirus a seguito dei barconi dei migranti. Ovviamente, la richiesta fu di chiudere i confini ed effettuare “controlli ferrei” alle frontiere. Dopo qualche giorno si sarebbero però manifestati i primi casi conclamati. Ma non nei centri di accoglienza dei migranti, bensì in Lombardia. Tuttavia, il 24 febbraio – quando già virologi ed epidemiologi raccomandavano l’isolamento volontario e il distanziamento sociale – il nostro insisteva  nel dire che “servono controlli ferrei  ai confini”. Ciò a dimostrazione che la sua era solo una battaglia politica sul tema dell’emigrazione, senza alcun rapporto con la realtà. A questo punto si potrebbe pensare che la “linea dura” di Salvini sia rimasta immutata. Macché! Solo tre giorni dopo, il 27 febbraio, con una piroetta funambolica che avrebbe fatto impallidire i più spericolati trapezisti del triplo salto mortale, il Capitone su Facebook solennemente declamava: “ L’Italia riparte”. E, mentre gli scienziati invocavano prudenza e suggerivano zone rosse, egli sollecitava  il Governo ad “accelerare, riaprire…”. Una linea che, se attuata allora, sarebbe stata un vero suicidio per il nostro Paese! Lo stesso giorno si spingeva – irresponsabilmente – ad esortare i turisti a “stare in vacanza in Italia”. E, per non farsi mancare niente, concludeva:”Vorremmo che riaprissero musei, negozi, discoteche e bar”.  Finita  qui? Manco per sogno ! Due giorni dopo, non due mesi, l’indomito Capitone – mentre i contagiati erano già molte migliaia e i morti diverse centinaia – tornava alla carica declamando che “venire in Italia è sicuro, perché siamo un Paese bello, sano e accogliente, altro che “lazzaretto d’Europa”. Ma, dopo queste giravolte, ha per caso mantenuto fermezza di propositi? Macché! Appena il governo proclama zona arancione le tre regioni più colpite e poi zona rossa l’intero Paese, il nostro campione si esibisce in un’altra performance di triplo salto mortale con doppio avvitamento! Archiviati i precedenti proclami a favore della riapertura, il 10 marzo diventa infatti capofila del “chiudere prima che sia troppo tardi”.

Sempre – ma in tempi difficili ancora di più – un popolo ha bisogno di poter contare su leader che abbiano le idee chiare. Siano saldi nei convincimenti. Risoluti nel mantenere i propositi assunti. E possano perciò essere in grado di costituire riferimento e guida per i cittadini!

Ora Salvini ha archiviato anche l’ipocrita fase della “responsabilità nazionale”. In sostanza però mai onorata, perchè costituita solo da sue richieste al governo impossibili da soddisfare. A questo punto  la domanda é: come si  fa a credere in un politico così totalmente inaffidabile?

di Erio Matteo

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