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San Martino Valle Caudina, piazza di spaccio sgominata da donne: il primo luglio la decisione del Gup

Quattro dei cinque imputati per cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per una piazza di spaccio di cocaina gestita principalmente da donne, hanno già anticipato di voler definire il loro processo con il rito abbreviato. Questo al termine dell’udienza preliminare iniziata ieri davanti al Gup Gennaro Lezzi, che è stata aggiornata al prossimo primo luglio.

Quattro imputati, tra cui le due donne (legate ad un esponente del clan Pagnozzi attualmente detenuto) difese dagli avvocati Pacca Vito, Stefano Alessandrelli e Fabio Russo hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. Una solo imputata, anche lei legata da parentela con le altre due donne, difesa dagli avvocati Valeria Verrusio e Danilo De Cecco,  ha deciso di affrontare il giudizio con rito  ordinario . Tutti gli imputati sono sottoposti a misura cautelare. Proprio per quest’ultima, a seguito di espressa istanza difensiva, il Gup Lezzi ha disposto la revoca della misura cautelare. Quindi affronterà il processo completamente a piede libero.Il pubblico ministero Luigi Iglio ha recentemente concluso le indagini preliminari.

Tutto ha avuto inizio a seguito di un movimento anomalo di persone in alcune zone di San Martino Valle Caudina, che ha destato il sospetto degli investigatori. Un traffico continuo e ininterrotto di clienti, dalle prime ore del mattino fino a notte inoltrata, ha portato la Squadra Mobile di Avellino a concentrarsi su un’abitazione, che sembrava essere il centro nevralgico di un traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione è partita nell’autunno del 2023, quando sono stati effettuati i primi sequestri di droga, e ha proseguito con un’intensa attività investigativa che ha portato alla disarticolazione del sistema.
Il punto di distribuzione, apparentemente nascosto dietro una facciata di normalità, era in realtà un fiorente mercato di cocaina e hashish. La gestione del traffico coinvolgeva principalmente due donne – madre e figlia – legate a un noto boss della zona, anche se non sono emerse prove sufficienti per contestare l’associazione mafiosa. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Procura di Avellino, hanno messo in luce un traffico esteso e ben strutturato.
Per raccogliere prove decisivi, gli agenti della Squadra Mobile hanno messo in atto una serie di misure di sorveglianza avanzate. Oltre a installare telecamere di sorveglianza intorno all’abitazione sotto osservazione, gli investigatori hanno intercettato le comunicazioni telefoniche degli indagati, scoprendo come questi utilizzassero un linguaggio criptato per eludere i controlli. Termini apparentemente innocui come “giubbini” o “caffè” venivano usati per riferirsi alla droga, un chiaro tentativo di mascherare le attività illecite.
Quello che sembrava un normale punto vendita di abbigliamento, in realtà, era il centro di un’attività illecita che distribuiva cocaina e hashish. Gli agenti hanno documentato decine di episodi di spaccio tra l’autunno del 2023 e la primavera del 2024, confermando la centralità di quella casa nel traffico di stupefacenti. La modalità di spaccio si è rivelata rapida ed efficiente, con i clienti che entravano e uscivano in pochi minuti, senza destare sospetti.

 

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Michela Della Rocca

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