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Sara’ intitolata a Raffaele Lieto la Camera del lavoro di Baiano

Sarà intitolata a Raffaele Lieto la Camera del lavoro di Baiano.Sabato 17 Giugno alle ore 09:30, è in programma la cerimonia in Via DIAZ,l.
Interverrannp il Segretario Generale della Cgil Avellino, Franco Fiordellisi, con il Segretario Generale Cgil Campania Nicola Ricci, Sindacalisti Cgil Nazionale Franco Martini, Andrea Montagni, amministratori locali, sindaco di Baiano Enrico Montanaro.
Dopo la manifestazione politico sindacale alla presenza del Sindaco di Baiano dott. Enrico Montanaro e della Famiglia Lieto sarà scoperta la targa di intitolazione della sede che vuole ricordare l’impegno e militanza del compagno Lieto.
L’intitolazione e stata fortemente voluta dal sindacalista dopo la scomparsa del sindacalista, avvenuta il 07 Ottobre 2022.
Raffaele Lieto, è stato sindacalista e sin dalla giovanissima età tra gli attivisti e dirigenti Camera del Lavoro di Baiano.
Nel 1973, di ritorno dalla Germania dove era emigrato seguendo il padre e dalla Valsesia poi, dove con il compagno di partito e sindacato Angelo Napolitano lavorò come operaio in una fabbrica elettromeccnica, ha svolto l’attività sindacale della Cgil nel suo paese coordinando le attività agricole bracciantili, insieme con altri compagni.
Negli anni “70 e sino a metà anni “80 del secolo scorso si è battuto per i diritti delle e dei braccianti agricoli da dirigente della Federbraccianti; in seguito ha ricoperto il Ruolo di segretario Generale FILCEA Avellino il sindacato dei Chici conciari avviando battaglie di tutela della salute e del lavoro sia nel distretto conciario Solofrano che nella vicenda della exIsochimica di Avellino.
Nell’ambito della Confederazione provinciale è stato Segretario Generale della Cgil Avellino. ed è stato segretario Confederale Cgil Campania, in seguito eletto segretario generale della FILCAMS CGIL Campania.
Per, in fine essere rappresentante per la Cgil nella FITEL Campania.

In ricordo del compagno Raffaele Lieto
Quando ricordiamo compagni con una storia politico-sindacale di spessore nella nostra Organizzazione tendiamo a farlo concentrando la nostra attenzione su ciò che hanno fatto, sui ruoli che hanno ricoperto. E’ una forma di doveroso tributo alla loro storia.
E di certo la storia del nostro compagno Raffaele Lieto è la storia di un dirigente sindacale di alto profilo, che ha ricoperto ruoli apicali in momenti cruciali con passione, dedizione, abnegazione, onorando con le sue scelte questa nostra comune casa rossa, la CGIL.Però credo che Raffaele resti così profondamente in ognuno di noi non solo per ciò che ha fatto ma per ciò che è, che è stato, che sarà. Per ciò che rappresenta in senso storico perchè la sua eredità va considerata come la stella polare del cammino che noi possiamo e vogliamo svolgere in questo Congresso ed ogni giorno, in CGIL e al lavoro.

La lucidità di un pensiero divergente
La crisi della sete di giustizia sociale, della sua costruzione a partire da chi consapevolmente ne esprime il bisogno, la nostra oramai condizione generalizzata di alienazione si esprime anche con lo svuotamento semantico delle nostre parole d’ordine e si genera nella debolezza di analisi del reale.
Anche in CGIL troppo spesso ci accontentiamo di locuzioni, di strumenti argomentativi che sono più che logori: una ferraglia retorica piena di vuoti. Quei vuoti in cui si infilano i mostri della nostra incapacità di comprendere la realtà e di farci comprendere da chi vorremmo rappresentare e che invece lasciamo solo.
Ecco, questo per dire che Raffaele aveva invece una luce tutta sua. Una capacità illuminante, intendo, di analizzare il presente in profondità e senza sconti traendo poi da quell’analisi un punto di vista politico non convenzionale fino ai confini dell’irriverenza. Restavi puntualmente lì inchiodato ad attendere il suo intervento nella riunione più noiosa, boriosa, liturgica sapendo che avrebbe sparigliato il gioco dei pensieri introducendo, attraverso la sua sintesi affilata, anche gli elementi di un’analisi attenta ai dettagli, minuziosa, accorta del bisogno comunque si esprimesse.
E quello sparigliare non avveniva mai per cedimento del rigore del pensiero di un uomo naturalmente di sinistra, mai come uno sviamento a fronte di una difficoltà: quello sparigliare era il click metallico ed inesorabile dello scatto dell’asticella del dibattito che deve alzarsi per tutti i presenti e a cui può dar corpo solo chi fa della vita sindacale la sua vita, non per sé ma per chi sceglie di rappresentare ogni giorno.
La levità della grazia
E però in ognuna delle argomentazioni ascoltate, in ognuna delle conversazioni svolte, per quanto affilati potessero essere gli strumenti del pensiero, della sua verbalizzazione, dell’azione politica; per quanto in alcuni momenti i conflitti siano stati tali, la levità della grazia non ha mai ceduto il posto d’onore ad altro. Una grazia intelligente, sorniona, ironica. La grazia di un compagno, di un dirigente che è tale perchè sa di dover aiutare, accompagnare altri compagni, tutti molto diversi tra loro, in una direzione che li accomuni sotto il profilo valoriale e dei comportamenti politici; un dirigente che non avendo il pensiero magico di chi vede gli altri solo a propria immagine e somiglianza, sa di dover fare lo sforzo costante di conoscere, capire le ragioni, farsi carico delle umane debolezze e ascoltare, parlare, trovare insieme la strada dell’appartenenza.
Saper indicare la via
Questo nostro tempo è assai complesso: è come ritrovarsi alla fine inesorabile di una storia in cui la narrazione dominante vede comunque la giustizia sociale come un orizzonte percorribile, come la possibilità di emancipazione dalla parcellizzazione dell’essere umano nell’ingranaggio di produzione e consumo. In sindacato come nei luoghi di lavoro il gioco in difesa o al risparmio, la negazione delle nostre stesse ragioni fondanti per adattamento al reale sono un rischio che ci attende ad ogni angolo.
Raffaele guardava al presente con una lucidità adamantina ma aveva una fiducia, direi fede, incrollabile nei valori fondanti della CGIL nonostante le molte contraddizioni del nostro grande corpo politico e sociale. E in questa incrollabile fede valoriale ha ogni volta aperto quello spiraglio di luce per consentirci di vedere la via orientando il nostro sguardo oltre le solitudini, le incertezze, le difficoltà, i dubbi e la stanchezza.
Ora, Raffaele, non c’è ricordo che possa restituirci la tua presenza, né c’è tempo che possa far sentire meno urgente il desiderio di parlarti.
Ma saremmo ciechi se non cogliessimo anche nel tuo gesto di commiato il dono dell’eredità immensa che ci hai lasciato provando a cercarti ogni giorno negli insegnamenti di quei comportamenti che hai praticato tu per primo scegliendo di vivere questa tua vita col rigore e con la grazia di chi crede fermamente che la giustizia sociale sia sempre la conquista a cui tendere.

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