Il Mezzogiorno ha mostrato un’energia e una capacità di iniziativa tali da poter trainare l’intero Paese. Tuttavia, perché questa spinta si traduca in occupazione stabile e crescita strutturale, è necessario andare oltre la logica dell’emergenza. Le infrastrutture rappresentano un punto di partenza imprescindibile, ma da sole non bastano: occorre una visione politica e industriale condivisa. Prima ancora del confronto con l’Europa, è fondamentale interrogarsi su quale modello di Italia si voglia costruire, adottando una prospettiva di lungo periodo che vada oltre l’orizzonte del PNRR.
È quanto ha dichiarato l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, intervenendo in collegamento al convegno promosso da Confindustria Avellino, “Sud protagonista: il contributo dell’Irpinia”. Richiamando i 120 anni di storia del gruppo e del Paese, Salini ha ricordato come Webuild sia nata in un’Italia ancora prevalentemente agricola, grazie alla visione di chi aveva compreso che senza infrastrutture – centrali idroelettriche, ferrovie, metropolitane e strade – non sarebbe stato possibile lo sviluppo industriale. Oggi, secondo l’ad, la sfida è analoga: logistica, energia e formazione costituiscono i pilastri indispensabili per competere in un contesto globale sempre più veloce.
In questa prospettiva, Salini sottolinea la necessità di un piano di lungo periodo, attuato però con modalità snelle ed efficaci, che metta al centro l’autonomia energetica, il rilancio di grandi direttrici tecnologiche – come il nucleare – e un sostegno concreto alla grande industria. Solo così, afferma, l’Italia potrà passare da una posizione di rincorsa a un ruolo di guida nello scenario internazionale.
Un nodo centrale riguarda anche la trasformazione degli investimenti in digitalizzazione e innovazione in infrastrutture, materiali e immateriali, capaci di generare occupazione qualificata. In questo senso, è fondamentale ridurre i rallentamenti burocratici e offrire certezze a chi investe e lavora. Il confronto con le grandi potenze tecnologiche evidenzia criticità evidenti, come il divario nel deposito dei brevetti rispetto alla Cina e le carenze nella formazione STEM: segnali che impongono un deciso rilancio degli investimenti nelle competenze, per evitare che il Paese resti ai margini di un mercato globale dominato da altri attori.
Le grandi opere, secondo Salini, possono svolgere un ruolo strategico anche nel rafforzamento dei territori, contribuendo alla crescita delle imprese locali e contrastando la fuga dei talenti. L’obiettivo è fare del Sud un polo attrattivo, grazie a una formazione professionale qualificata che consenta ai giovani di costruire il proprio futuro senza dover emigrare, partecipando alla realizzazione delle infrastrutture del domani. In questa visione, i cantieri diventano anche luoghi di formazione e presidi di legalità, in stretta collaborazione con le istituzioni.
Un esempio concreto di questa strategia è rappresentato dalla linea ad alta velocità/alta capacità Napoli-Bari. In tale contesto, l’Irpinia viene ridefinita non più come area interna marginale, ma come nodo strategico. Il lotto Apice-Hirpinia e la futura stazione Hirpinia rappresentano un’opera complessa sotto il profilo ingegneristico, destinata a connettere territori e mercati, dimostrando come, in presenza di una visione chiara, l’Italia sia in grado di realizzare infrastrutture all’altezza dei migliori standard internazionali.


