“Il nome del male” di Sarita Massai, edito da Edizioni Il Papavero della dott.ssa Martina Bruno, riceve il Premio Speciale – Menzione d’Onore al Premio Letterario Internazionale SATICULA.
Giunto alla sua prima edizione, il Premio SATICULA nasce con una precisa attenzione ai testi pubblicati attraverso l’editoria professionale. Il concorso è aperto alle opere letterarie edite in Italia e comprende narrativa, poesia e saggistica. È in questo contesto che, sabato 5 settembre, a Torrecuso, in provincia di Benevento, presso la Tenuta La Fortezza, nell’ambito della cerimonia conclusiva del Premio Letterario Internazionale organizzato dall’associazione ANAGTIA APS, “Il nome del male” ha ricevuto un nuovo importante riconoscimento, che si aggiunge al percorso di un libro capace di suscitare attenzione e interesse.
Un riconoscimento che arriva, infatti, a distanza di poco più di un anno da quello ottenuto alla Festa del Libro in Mediterraneo “Incostieraamalfitana”, diretta da Alfonso Bottone, dove “Il nome del male” si era imposto conquistando il Premio Costadamalfilibri.
Due appuntamenti differenti, due giurie, due occasioni nelle quali il romanzo ha trovato una risposta positiva, confermando la capacità della scrittura di Sarita Massai di lasciare una traccia affrontando una materia difficile e dolorosa, spesso relegata al silenzio, come quella della violenza sui minori.
“Il nome del male” aggiunge dunque un nuovo riconoscimento al proprio percorso e conferma l’attenzione suscitata dall’opera della Massai nel circuito dei premi letterari dedicati all’editoria professionale.
Un libro che racconta una storia di forte e amara attualità, affrontata però attraverso un linguaggio e uno stile insieme coinvolgenti e delicati. La storia procede lontano dalle costruzioni narrative tradizionali, affidandosi a pochi dettagli e a immagini che si rincorrono tra spazi vuoti e silenzi. La realtà appare deformata e deformante, filtrata attraverso la percezione di una bambina violentata nel corpo e nell’anima.
Il trauma non viene raccontato attraverso una successione di eventi destinata a ricostruire ogni particolare. Al contrario, la scrittura sembra restituire proprio la frattura prodotta dalla violenza: ciò che resta, ciò che riaffiora, ciò che non riesce a essere detto e che trova nella pagina una forma diversa per manifestarsi.
È una scelta che rende “Il nome del male” un libro di forte intensità emotiva, ma anche un’opera nella quale la letteratura assume una funzione che va oltre il semplice racconto. Il dolore diventa parola, la memoria diventa materia narrativa e la scrittura si trasforma in uno strumento per cercare di attraversare una realtà segnata dalla violenza.
La prosa di Sarita, che ha vissuto questa storia sulla propria pelle, si muove verso una dimensione poetica, nella quale la parola diventa una forma di resistenza e prova a restituire un ordine, o almeno una possibilità di senso, a ciò che ordine e senso ha perduto.
Sono proprio la poesia della scrittura e la durezza del tema a convivere nel romanzo. La scrittura diventa così un’arte preziosa che tenta di portare via il marcio dal mondo, di sottrarre al silenzio ciò che, per sua natura, tende a rimanervi imprigionato.


