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Schedatura docenti di sinistra, il mondo della scuola insorge: facciamo politica ogni giorno educando i giovani al libero pensiero

«Hai assistito a casi in cui durante l’orario di lezione è stata fatta propaganda politica da professori di sinistra? Descrivi uno dei casi più eclatanti». E’ una delle domande presenti in un questionario diffuso nelle scuole da Azione Studentesca, movimento studentesco legato a Fratelli d’Italia. Un chiaro invito rivolto agli studenti a “segnalare” docenti sulla base di presunte appartenenze ideologiche attraverso un semplice modulo online tramite QR Code. Qualcuno non esita a parlare di liste di proscrizione. Dura la risposta dei docenti irpini.

Margherita Faia, docente al liceo Mancini, spiega come “Certi gesti non possono essere derubricati a “ragazzata”. I professori perbene sanno fare politica culturale, sociale, relazionale in classe. Come? Portando valori umanitari nelle proprie lezioni, passando da un verso di Dante all’ attualità per consentire alle giovani anime di trovare il proprio pensiero libero e critico. Insegnare loro a chiedersi il perché di un racconto, di una poesia, di un film visto insieme, di una canzone di Jannacci, Battiato, Gaber, De Andrè, Marracash, Guè, Mannoia. Si fa politica sana chiedendo alla classe di essere unita, solidale, empatica nei confronti di ogni singola anima di cui essa si compone; si fa politica in classe ragionando sull’ambiente, sulla guerra, sulle discriminazioni, il razzismo, l’ altruismo. Si fa politica in classe quando si va alla ricerca dell’ etimologia delle parole, quando si citano Totò ed Eduardo De Filippo (vi assicuro che il grande Eduardo continua a produrre magia), quando si commenta l’editoriale di un quotidiano, quando si legge l’ articolo sul cantante Blanco che torna a scuola per diplomarsi e studiare il latino. Si fa politica in classe quando si chiede ai ragazzi di andare a votare, qualunque partito loro vogliano scegliere, basta onorare la bellezza di un gesto democratico. Si fa politica in classe quando si fa ascoltare il discorso dell’ allenatore della squadra femminile di pallavolo Velasco, al cospetto del presidente Mattarella. Si fa politica in classe quando si studia il percorso storico e letterario per arrivare alla Liberazione e poi alla nascita della Repubblica italiana perché porre l’ attenzione su certi passaggi della Storia ci rende civili, liberi e democratici e non pericolosi sovversivi”.

Mara Lo Russo, anche lei docente del liceo Mancini, sottolinea come educare significhi “Spezzare le catene dell’ignoranza, quelle che rendono schiavi, accendendo passioni, esercitando il dubbio e la critica, allargare gli orizzonti, aprendo la mente per costruire ponti, non muri, insegnare a leggere dentro, per comprendere meglio il mondo, se stessi e gli altri, sono le azioni più rivoluzionarie e al tempo stesso più profondamente etiche e civili, per questo eminentemente politiche. Tutto ciò spaventa le menti chiuse e piccine, quelle che vorrebbero uno sterile indottrinamento, buono per allevare burattini non pensanti”. Il dirigente scolastico Vincenzo Lucido ribadisce la necessità di costruire ” Una Scuola senza etichette, desanctisianamente un laboratorio che faccia vera cultura ed aiuti i ragazzi ad essere persone libere pensanti che come diceva don Tonino Bello non debbono fare scintille ma essere luce per sé stesso e per la comunità nella quale e per la quale vivono”.

Il professore Franco Festa ricorda come “Tutti oggi si indignano per la schedatura dei prof di sinistra, e fanno bene. Ma negli anni ’70, io iscritto al PCI, fungevano le stesse regole con la DC dominante. Per più di dieci anni non fui mai chiamato a far parte delle commissioni degli esami di stato e, quando capitò la prima volta, a metà degli anni ’80, un ispettore, un pezzo grosso democristiano, me lo disse apertamente: Lei (anzi disse tu, e non lo conoscevo) è comunista, perciò non è stato chiamato. Senza acrimonia, solo per non dimenticare”.

A far sentire la sua voce anche la CGIL “L’organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia, in diverse scuole del Paese, ha lanciato un sondaggio chiedendo di segnalare i casi di propaganda di presunti docenti “di sinistra”.

Una forma di schedatura che crea un clima intimidatorio e rappresenta una grave violazione dei principi democratici alla base del sistema educativo pubblico. Chiediamo al Ministro Valditara di prendere posizione e alla comunità educante di contribuire in prima persona, mettendoci la faccia, alla campagna di denuncia”.

A denunciare l’accaduto anche il Partito Comunista Italiano “Su più di una testata giornalistica è possibile leggere la notizia che in varie parti d’Italia, dal Friuli alla Sicilia, con puntatine in Toscana, Azione Studentesca, movimento di estrema destra vicino a Fratelli d’Italia, chiede agli studenti, tramite un questionario, di segnalare i docenti di sinistra che farebbero “propaganda” durante le lezioni. Domandano: “Hai professori di sinistra?”, “Descrivi i casi più eclatanti”. Questa incredibile nonché paradossale richiesta si trova sotto la voce “Politicizzazione delle aule”.

Lo scopo evidente è quello di schedare i docenti in base alle loro opinioni, intimidirli e coartare la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione. Il fatto è talmente grave che chiediamo al ministro Valditara e al Governo di condannare questi atti che ricordano un infausto passato. Si rammenti che nella nostra Costituzione l’art.33 sancisce che “L’Arte e la Scienza sono libere, così come il loro insegnamento”.

Il ministro del merito Valditara, di fronte a quegli studenti di Prato che hanno attaccato la dirigenza dell’Istituto “Carlo Livi” per aver organizzato lezioni di educazione civica sull’antifascismo, dovrebbe rammentare ai docenti come ministro del merito che non meritano la promozione studenti che non conoscono l’ABC della Costituzione, non sanno che è nata dalla Resistenza ed è precisamente antifascista. È evidente che non si può abbassare la guardia, invitiamo come PCI a non sottovalutare queste manifestazioni di ignoranza arrogante e a respingere ogni tentativo di limitare l’esercizio di una libertà conquistata a caro prezzo”.

Durissimo anche Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale Anpi “Si tratta di un attacco frontale alla libertà d’insegnamento, all’autonomia didattica e al pluralismo delle idee, oltre che essere un manifesto tentativo di intimidazione nei confronti dei docenti e di costruzione di un clima di delazione fra gli studenti. Chiedo alla presidente del Consiglio, che è anche la presidente di Fratelli d’Italia, l’esplicita e inequivocabile condanna di questa operazione di sapore fascista. Chiedo esattamente la stessa cosa al Ministro dell’istruzione e del merito. Chiedo infine a tutte le autorità competenti di intervenire per far cessare immediatamente questa ignobile campagna”

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