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É davvero sconcertante. Calcio e basket irpini sono in svendita. La nobile tradizione sportiva della provincia potrebbe diventare merce di scambio di perversi appetiti. Mi limito, per ora, ad alcune osservazioni. Il calcio. La squadra dei Lupi passa nel volgere di qualche decennio dalla serie A, con il miracolo compiuto da don Antonio Sibilia, allo sprofondamento nella serie D, per poi iscriversi al campionato della serie C, dopo inenarrabili e confuse vicende societarie. Si tratta di un tonfo mortificante. Il basket. La Scandone per anni è una squadra temibile. Grandi campioni, immense soddisfazioni, tifo straordinario, grande orgoglio messo insieme da una passione meravigliosa. Calcio e basket fanno riferimento allo stesso sponsor: Gianandrea De Cesare, manager di grande rispetto, solitario riferimento degli sportivi avellinesi che hanno creduto in lui. De Cesare. per alterne vicende che lo legano al territorio, gestisce la distribuzione del metano in città e in tanti altri Comuni dell‘Irpinia. Prima da solo nel settore, poi in concorrenza con altra società. D’un tratto i tifosi scoprono che la situazione debitoria della Sidigas è rilevante fino al punto da costringere il manager a gettare la spugna, mettendo in crisi anche il lavoro dei dipendenti della struttura commerciale Sidigas. In realtà i lupi del calcio giocato e dal cesto impeccabile sprofondano nell’inferno. Coincidenza vuole che tutto questo si verifica all’indomani del nuovo assetto dell’amministrazione comunale che, tra i tanti impegni che ha di fronte ha anche quelli del bando per la gestione del metano e l’attesa ricostruzione del nuovo stadio. Temi che sono tra le priorità per il neo sindaco di Avellino, oltre alla gestione dei rifiuti e delle risorse idriche. Il tempo e le decisioni che matureranno daranno conto di possibili eventuali correlazioni tra sport e gestione amministrative. Negli ambienti sportivi e del tifo la tensione sale. Devo dire che mi ha favorevolmente impressionato, per la grande passione e il senso della responsabilità avuto, l’appello lanciato da Mario Dell’Anno.
Il suo nome dice tanto, e molto, nel mondo del calcio avellinese. Ebbene con il suo appello egli ha sollecitato gli imprenditori irpini a scendere in campo per evitare il naufragio. Personalmente scelgo di condividere il suo appello, Esso va ben oltre la richiesta agli uomini d’affari di mettere le mani in tasca per destinare un pò di soldi allo sport irpino. L’obiettivo, a mio avviso, è di definire una volta per tutte il rapporto solidale tra mondo dello sport e quello dell’imprenditorialità. Dice Dell’Anno, in buona sostanza e se non tradisco il suo pensiero: il calcio ad Avellino ha avuto sempre bisogno, nei momenti difficili, di un salvatore della patria. Mai c’è stata una coralità di interventi per sostenere l‘ impegno dei biancoverdi. Come dargli torto? Il caso vuole, a tal proposito, che recentemente è stato diffuso un rapporto della benemerita Legambiente sullo sfascio del territorio. Dal rapporto ecomafia si evince che in Campania, e soprattutto in Irpinia, il disastro urbanistico e l’abusivismo edilizio, hanno raggiunto livelli di grande preoccupazione. Vale a dire che la colata di cemento caduta nel nostro territorio, gestita da squali del cemento in modo illegittimo, ha fatto registrare situazioni paradossali. Risultato: si sono arricchiti molti imprenditori ancor più di ciò che avvenne con le risorse destinate alla ricostruzione del terremoto dell’80. Ovviamente grazie alla complicità delle gestioni amministrative comunali e dei burocrati che hanno il vero potere gestionale delle vicende urbanistiche. Costoro hanno avuto lo stesso atteggiamento che fa riferimento alle famose tre scimmiette evocate dai testimoni di mafia. Chi si è arricchito, talvolta con fortune da capogiro nel volgere di poco tempo, ha abbondantemente succhiato dalla mammella della città e della provincia senza mai contribuire al suo migliore destino. Costoro, nella loro bramosia di ricchezza e di potere, sono state sempre assenti nei momenti più difficili attraversati dalla comunità irpina. Come, appunto, anche in questa circostanza della svendita del patrimonio sportivo. In breve: non hanno mai voluto metterci la faccia. Probabilmente sono andato ben oltre i contenuti formulati nell’appello di Dell’Anno, tuttavia ritengo di essere, in questa vicenda, perfettamente in sintonia con il suo dire. Che cosa fare ora? I tempi sono ristretti e bisogna agire. La cosa da evitare, a mio avviso, è liberare il campo per fare spazio a chi ha investito in politica con la segreta speranza di incassare cambiali per il futuro. Io penso che una attenta rilettura di ciò che sta accadendo apre ad una grande questione morale determinando un discrimine tra lo sport e gli affari illeciti. Se dovesse prevalere questa seconda ipotesi sarebbe una iattura: non solo per lo sport, ma per l‘intera comunità cittadina e provinciale.

di Gianni Festa

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