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In una campagna elettorale dominata da un dibattito molto vivace e carico di tensioni, si è inserita prepotentemente la politica estera e in particolare il tema delle sanzioni occidentali alla Russia che si incrocia con il posizionamento internazionale dei vari partiti. Si combatte in Ucraina e chissà ancora per quanto e la guerra scatenata da Putin apre il vero fronte per gli europei perché le democrazie occidentali dipendono ancora in gran parte dal gas di Mosca e l’avvicinarsi dell’inverno rende la questione sempre più cruciale. L’Italia è il paese europeo in cui un bene primario come l’elettricità più dipende dal gas: il 43 per cento. E cosìanzi ché immaginare un distacco dall’Europa dovremmo augurarci che dal vertice di domani a Bruxelles i 27 ministri dell’Energia trovino una soluzione per introdurre misure che evitino l’aumento dei prezzi di gas ed elettricità ed evitare così il pericolo della recessione in tutto il continente. E’ evidente comunque che al di là dell’impegno europeo, la corsa senza freni del prezzo del gas costringerà non solo l’attuale governo ma soprattutto il prossimo ad intervenire. Da più parti si chiedono risposte e soluzioni per aiutare famiglie e aziende, perché da ottobre tutti noi ci potremmo trovare di fronte ad una spesa per la bolletta più che raddoppiata rispetto all’inverno scorso. Il disegno della Russia di Putin è chiaro, usare le proprie forniture al fine di indebolire il sostegno dell’Europa all’Ucraina. Sono trascorsi più di sei mesi dall’inizio della guerra e come hanno scritto molti analisti, Mosca usa il gas per creare scompiglio sociale dentro i Paesi Ue pro-Ucraina a favore di partiti e movimenti che sono vicini ai suoi interessi. Una settimana fa è scomparso Mikhail Gorbaciov e c’è qualcosa di simbolico nel fatto che se ne sia andato proprio mentre il suo disegno di chiudere la stagione della guerra fredda sia andato in frantumi e si sia riaperta quella del conflitto tra Mosca e l’Occidente. Vladimir Putin ha sempre pensato che la fine dell’Unione Sovietica, non era affatto un bene, ma al contrario una sorta di tragedia e così si è mosso guardando al passato e non al futuro. Ha scritto Ezio Mauro su Repubblica che morendo “l’ultimo Segretario Generale dell’Urss ha preso su di sé tutte le colpe, l’eredità e i segni ancora visibili di un’epoca grandiosa e terribile. Se ne va proprio mentre la Russia invadendo l’Ucraina rinnega la sua visione di una coesistenza possibile tra i due imperi, garanzia di pace. Capo dell’onnipotenza comunista, Gorbaciov aveva provato a privilegiare il diritto sulla forza. Ma la tentazione democratica era una colpa insopportabile nella Russia di allora, oggi è addirittura un peccato mortale. Mikhail Sergheevic era sopravvissuto alla grande epoca e al suo stesso tentativo di correggerla: oggi, ignorato dal potere e dai cittadini, era ormai un eretico silenzioso famoso in tutto il mondo, dimenticato nel suo Paese”. E dimenticato lo è anche nell’Occidente e soprattutto in Italia dove la memoria è sempre più labile. Lo si vede chiaramente in questa campagna elettorale che trascurando la politica estera ed immergendosi in un asfittico provincialismo dimostra che è meglio evitare sia di parlare di temi “alti” che di contenuti. Affidarsi agli slogan e alla propaganda è tipico di ogni campagna elettorale ma quel che davvero manca è una visione del dopo, un impegno necessariamente comune per affrontare sfide che non si possono vincere in solitudine. Oggi che il mondo è sempre più diviso sembrano ancora più sfocate quelle immagini con i tanti leader occidentali, compreso l’allora premier Ciriaco De Mita, che andavano a Mosca da Gorbaciov mentre oggi Europa e Russia non si parlano più.

di Andrea Covotta

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