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Se mancano politiche per le famiglie

Il caldo record dei giorni scorsi ci ha riproposto i pericoli della crisi climatica, a livello globale, con i rischi ampiamente delineati dagli esperti e dai non pochi accorti responsabili nei vari livelli, in prima linea di Papa Francesco. La crisi delle nascite in una Europa senza figli costituisce l’altro dato di allarme dell’Istat, soprattutto all’interno della situazione italiana ove la recessione delle nascite e l’enorme debito pubblico costituiscono i più immediati elementi di preoccupazione. Nel corso dell’ultimo annuale rapporto Istat, il presidente dell’Istituto Gian Carlo Blangiardo, ha fatto un paragone nell’arco di un secolo: negli anni 1917.18, gli effetti della Grande Guerra e dell’epidemia spagnola, sono paragonabili a quelli attuali. Anche Papa Francesco, nel gennaio di questo anno, in occasione della sua partenza per Panama per la Giornata Mondiale della Gioventù, parlò «dell’inverno demografico vissuto in Europa scarsamente considerato dai politici». La linea di tendenza negativa del livello delle nascite, a partire dal 2008, riguarda tutte le età e i livelli di reddito ed ha dimensione europea. Secondo i più attenti osservatori del fenomeno regressivo è probabile che la causa principale sia un cambio di mentalità delle nuove generazioni dovuto al venir meno di non poche certezze di ordine materiale ed immateriale. Il dato significativo che emerge intorno allo stesso fenomeno è il non spento desiderio di famiglia che denuncia, frattanto, la quasi inesistenza di politiche di sostegno delle realtà familiari. I problemi irrisolti riguardano l’attuale non conciliabilità delle esigenze delle famiglie con figli con gli orari di lavoro delle mamme lavoratrici, la mancanza di asili nido all’interno delle grandi strutture produttive e la fiscalità agevolata per le famiglie con figli. Secondo un recente rapporto della Fondazione Leone Moressa l’Italia avrà nel 2052 il 17% in meno di popolazione tra 32 anni, oltre il 35% dei cittadini con più di 65 anni. In sostanza da 4 persone in età attiva, nel 2050, per ogni over 65, si passerà a solo 2. Culle vuote e immigrazione mal gestite costituiscono una bomba ad orologeria per il vecchio Continente. L’Europa, già attualmente, ha bisogno di più bambini e di più persone che lavorano, con adeguata preparazione professionale, per la cura di persone anziane non più autosufficienti. Se i governanti europei e, in particolare, quelli italiani, non si rendono immediatamente conto che la recessione demografica porta con se anche recessione economica, a cusa della squilibrante destinazione delle risorse, nel 2060, in Europa, le persone tra i 16 e 64 anni caleranno dal 67% attuale al 56%. Gli anziani over 65 saliranno invece del 18% al 30%. Governare significa aver lo sguardo programmatico lungo e una classe politica dirigente capace e responsabile: l’attuale maggioranza governativa non ha ancora dimostrato né di essere capace, né di essere responsabile rispetto alle grandi questioni che l’improvvisato “Patto di Governo” non ha nemmeno monitorato nella loro immediatezza e non poca complessità.

di Gerardo Salvatore

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