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Serata di emozioni al Polo dei giovani di Avellino, sul palco gli allievi dei laboratori del Clan H

Serata carica di emozioni al Polo giovani di Avellino con le performance “Aion e le scelte del tempo” e “Sogno di una notte di mezza estate” dei ragazzi del laboratorio di espressione teatrale diretto da Salvatore Mazza con la collaborazione degli operatori Laura Tropeano, Santa Capriolo ed Elisabetta Iannaccone del Clan h teatro, per la direzione artistica di Lucio Mazza.

“Aion e le scelte del tempo” è un testo originale: in un tempo lontano e in un luogo immaginario un attore cerca il suo sogno, una poetessa i suoi ricordi, uno scrittore la sua storia: cercano la loro “forza vitale”, il senso supremo del tempo umano. Tra le intermittenze e le anacronie dell’esistenza di ciascuno di loro, un giovane re, Neos, moderno nella sua antica dimora immobile, attanagliato dalla solitudine e desideroso di amici, con l’aiuto di una maga, chiama a raccolta i viaggiatori del mondo, del mare e del cielo. “Facciamo qualcosa, cari viaggiatori, per il futuro”, chiede una ragazza scappata da terre di confine, “affinché lunga, lunghissima sia questa strada, dovunque porti, dovunque vada, e lungo, lunghissimo sia questo viaggio, dietro i ricordi, davanti gli sguardi; che non arrivino mai fino in fondo, perché c’è sempre più mondo”. Ma il messaggio di aiuto del re Neos arriva anche a lei, all’Intelligenza Artificiale, algoritmo, macchina, dispositivo, speranza per il futuro, negazione del passato, osannato e temuto prolungamento dell’uomo. La velocità, la precisione, la processualità non potranno mai sostituire i tocchi del corpo e del cuore.

La seconda performance andata in scena è stata “Sogno di una notte di mezza estate” liberamente ispirata al testo di Shakespeare, dove in uno spazio cangiante in cui umani, elfi, fate, re e regine dei boschi convivono. L’aion umano delle due coppie di innamorati, che si smarriscono nel bosco, si perdono e si ritrovano per i giochi irriverenti dell’amore, diventa magico ed onirico.

“Sonno e veglia si confondono – dichiara Salvatore Mazza – e prende corpo una rappresentazione tridimensionale, fatta di corporeità, voce, musica e immagini, delle inquietudini, dei desideri, dei sentimenti contrastanti che muovono i personaggi e si intrecciano in generale nell’animo umano. Così il teatro può servire a incrociare sguardi diversi dal nostro, occhi stremati dalla fretta, forse corrosi dall’ansia della performance; può tracciare un cammino per andare verso qualcosa o qualcuno, ad accendere il fuoco di una nascente possibilità, di un sogno sognato che va realizzato. E se non verrà realizzato quello, ce ne sarà un altro, lì pronto per essere sognato e realizzato, per dare un senso alle nostre attese e a farci sentire che c’è ancora aion e che noi siamo ancora in tempo. “

“Che sensazione di pienezza ritrovarsi, tutti, in un teatro, tempio umano del pensiero, – continua Mazza – della creatività, della fantasia, della comunicazione inter e intrapersonale, dell’affettività, dell’emotività; luogo, di identità e di alterità, di umani sguardi e di umane cure, nel tempo di un sogno che divora. Sempre.”

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