di Egidio Leonardo Caruso
Con il termine Settimana In Albis (settimana bianca), si fa riferimento al periodo di otto giorni che segue la Domenica di Pasqua, e si conclude con la “Domenica In Albis” (o della Divina Misericordia). Il termine In Albis deriva dal latino, e indica l’antico uso dei fedeli battezzati nella Veglia Pasquale, di portare la veste bianca per otto giorni, deponendola la domenica successiva, si configura come la naturale dilatazione del Giorno del Risorto nei giorni dell’uomo, tanto è grande il mistero che in esso si celebra.
Ne deriva che al centro della liturgia di questi giorni, stanno proprio le apparizioni del Risorto ai suoi discepoli, quale segno inequivocabile della realizzazione della promessa di Gesù: «È risorto. [ ] Andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro: <<Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto>> (Vangelo del Venerdì, Marco 16,1-7).
L’Itinerarium di Egeria, (anche nota come Eteria), scrittrice romana vissuta nel IV secolo d.C. precisa che in quei giorni i fedeli di Gerusalemme si radunavano in diverse chiese, in riferimento al battesimo amministrato nella veglia pasquale, il settenario pasquale era dedicato soprattutto alla catechesi mistagogica rivolta ai nuovi battezzati, ne sono una testimonianza le catechesi di Sant’Ambrogio.
Il Sacramentario Gelasiano, antico libro liturgico cristiano, contenente i testi per la celebrazione dell’Eucarestia durante tutto l’anno liturgico, risalente al V secolo, testimonia una celebrazione eucaristica In dominico Paschae (“nella Domenica di Pasqua”), della quale pone i formulari dopo quelli della Messa della notte. Tale messa assunse forme sempre più solenni, e fino al 1952 costituì il vertice dell’anno liturgico.
Il Sacramentario attesta che l’Ottava di Pasqua terminava con il sabato, solo in seguito, all’epoca di San Gregorio Magno, la sua conclusione fu trasferita alla domenica.
A Melito Irpino piccola cittadina della nostra provincia, la Settimana in Albis si caratterizza per l’antichissima devozione popolare a Maria Madre di Dio Incoronata, conosciuta come la protettrice degli animali. Come tradizione vuole, nel pomeriggio del lunedì “In Albis (dell’Angelo)”, si raggiunge l’omonima Contrada dove c’è una Chisa eretta in sua devozione, nella quale è custodita la Statua dell’Incoronata, seduta su un tronco d’albero, così come apparve la prima volta. Al termine della Santa Messa, la Madonna viene portata in processione per alcuni tratti a spalla, e poi per motivi di sicurezza, a bordo di un Pick -up, adornato dai residenti, fino all’incrocio all’’ingresso del nuovo centro abitato, da lì viene portata in processione nuovamente a spalla. Dopo una breve sosta davanti la Chiesa di San Pio, si prosegue lungo il Corso del paese, fino alla Chiesa Madre di Sant’Egidio Abate, il Patrono, accompagnata dalla Banda Musicale. Successivamente si assiste ad un momento di preghiera e invocazione.
La statua della Madonna posta sull’Altare, resta in Chiesa Madre fino al mattino seguente, quando al termine della Santa Messa, del “Martedì In Albis”, attraversa nuovamente a spalla il centro del paese, fino alla Chiesa di San Pio, dove accompagnata dai fedeli e dalle musiche della Banda, ripercorre il tragitto per tornare nella propria storica sede.
Prima si svolgeva una vera e propria asta alla quale partecipavano tutte le Contrade del paese, si formavano vari gruppi di persone, chi offriva di più aveva l’onore di portare la Madonna a spalle, fino al paese nella Chiesa di Sant’Egidio Abate, dove si celebrava la Santa Messa, e lì restava l’intera notte. Il mattino seguente del Martedì In Albis, al termine della funzione religiosa, si compiva il percorso inverso, riportando la Vergine Incoronata, nella chiesa a lei dedicata insieme a Sant’Antonio da Padova, sita nell’omonima Contrada.
Per Melito e tutti i melitesi vicini e lontani, la devozione verso la Beata Vergine Incoronata resta autentica e viva oltrepassando i mutamenti del tempo, il passaggio della statua in Processione fino a raggiungere il paese nuovo racchiude storie, preghiere e volti di generazione in generazione, un legame che non invecchia mai .Permettendo di ricordare chi eravamo, e chi siamo, e la Melito Vecchia tanto cara a chi l’ha vissuta, un grande rimpianto per tutte quelle generazioni che invece, non l’hanno conosciuta, con la vecchia strada di un tempo la cosiddetta “terra ianca”, – via che custodisce fatiche, speranze, fede e memoria di gente semplice.
Si racconta che nell’Aprile 1001, il Conte di Ariano Irpino e un contadino ebbero la visione della Vergine Maria nel bosco del Cervaro, che mostrò loro una statua lignea di colore scuro, da lei stessa chiamata Incoronata, apparsa prodigiosamente su una quercia chiedendo che fosse edificata nel luogo del ritrovamento una cappella in suo onore.
Si narra che il pastore accese ai piedi della quercia una lampada a olio, che bruciò senza mai consumarsi, dando così origine al tradizionale olio benedetto dell’Incoronata, utilizzato ancora oggi dai fedeli.
Con grande gioia il Parroco Don Michele Puopolo, ha annunciato alla comunità che in occasione del 1025° Anno dall’Apparizione della Madre di Dio Incoronata, è indetto per l’anno 2026, un altro Anno Giubilare a lei dedicato.
A Maggio, durante il mese Mariano, la Statua della Beata Vergine Incoronata, farà la Peregrinatio Mariae nelle varie Contrade del paese, dove ogni sera, verrà recitato il Santo Rosario.





