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Siamo davvero soli nell’universo?

di Michele Zarrella

Il cielo affascina tutti perché è ricco di sorprese e di domande. Per millenni ha prevalso la teoria che la Terra fosse al centro di tutto il firmamento e che la Luna, il Sole, i pianeti e tutti i corpi luminosi le girassero intorno in circonferenze perfette. Era errata! Ma non dobbiamo stupirci: è la visione più intuitiva e immediata guidata dai sensi. Ancora oggi, per comodità, diciamo che il Sole sorge, attraversa il cielo e tramonta. La verità è che l’uomo, inchiodato dalla forza di gravità al suolo della Terra che ruota su sé stessa, ha la sensazione che lui sia fermo e che il cielo gli giri intorno. Ci sbagliamo! Niccolò Copernico (1473-1543) fu il primo a dimostrare che i calcoli dei moti dei pianeti tornano che se si pone il Sole al centro del sistema solare, scalzando così la vecchia teoria geocentrica. Poi verrà Giordano Bruno (1548-1600) che affermava che l’Universo è infinito, non è necessariamente ordinato, è fatto di tanti mondi, tanti pianeti come quelli del sistema solare. Una visione pioneristica in accordo con le teorie attuali, ma che a quel tempo risultava troppo avanti e gli costò la condanna dell’Inquisizione e il rogo. Nello stesso periodo, Galileo Galilei (1564-1642) evitò il rogo abiurando ufficialmente la sua teoria davanti all’Inquisizione, ma sostenendo i risultati delle sue osservazioni con il cannocchiale nei suoi scritti ed opere. Con Galilei il cielo diventa più interessante e più grande e con le sue dimostrazioni di matematica e di geometria nasce il metodo scientifico. Oggi con i moderni telescopi, il più avanzato dei quali è il James Webb Space Telescope, abbiamo ricostruito una fotografia dell’Universo molto più dettagliata e profonda nello spaziotempo, scoprendo anche migliaia di esopianeti. Queste scoperte generano altre domande che ci riportano a Giordano Bruno: Quanti altri pianeti simili al nostro esistono nell’Universo? Possono anch’essi ospitare la vita? Insomma siamo soli nell’Universo?

Le recenti scoperte grazie allo straordinario sviluppo delle tecnologie che permettono di studiare le onde gravitazionali, scoprire esopianeti e vedere l’Universo appena nato con le foto del telescopio spaziale James Webb pongono l’astrofisica in continua veloce evoluzione. In effetti l’astrofisica ha come laboratorio l’Universo intero, quindi massa immensa, tempo variabile in base a velocità e gravità del sistema di riferimento, buchi neri ed altri oggetti strani che stravolgono il tempo e lo spazio, temperature estreme bassissime vicine allo zero assoluto o altissime miliardi di gradi, dimensioni enormi, ecc. La scienza moderna da quando Galilei ha imposto il metodo scientifico è basata sui dati degli esperimenti e dei fatti che si possono osservare. E osservando i dati si fanno le scoperte e si migliora la scienza e la tecnologia. Oggi con le tecnologie possiamo raccogliere dati sia nel mondo microscopico che nel mondo immenso delle galassie e degli ammassi di galassie. Ma i dati non hanno alcun significato se non c’è la curiosità dell’uomo di analizzarli. È questa curiosità che alimenta la scienza grazie alla quale produciamo nuove tecnologie che ci forniscono nuovi dati in un circolo virtuoso. Siamo una specie estremamente curiosa e vogliamo risposte alle domande che ci poniamo. Fra queste c’è la domanda: “Siamo soli?”.

Per primo la scoperta di tanti altri esopianeti ci ha fatto capire che la teoria della formazione dei pianeti non era esatta e va migliorata. Il secondo punto è che l’Universo non è come ce lo aspettavamo e che quindi ci sono tantissime scoperte ancora da fare. E questo è affascinante, perché ci porta al terzo punto: chiederci se esistono altre forme di vita e quale sia il nostro posto nell’Universo. Finora pianeti che somigliano alla Terra, quali massa e dimensioni sono stati trovati, ma questo non basta per promuovere la vita. Occorrono tante altre condizioni fisico-chimiche fra cui presenza di acqua, di un campo magnetico, di atmosfera respirabile, di un certo intervallo di temperatura, di alcuni elementi chimici e che si uniscano fra loro, di una protezione dai raggi ultravioletti, distanza dalla stella madre, ecc. Pertanto al momento la risposta a se abbaiamo scoperto un pianeta come la Terra è “No”. Però la scienza con le sue scoperte scuote le conoscenze e, di conseguenza, le coscienze. La scoperta degli esopianeti ci fa capire, ancora una volta, che siamo soltanto un sistema in mezzo a tantissimi altri diversi dal nostro. Il che ci mette, come tante precedenti scoperte scientifiche, un po’ da parte. Ci fa capire che il nostro pianeta orbita attorno a una stella che è una comune stella come tantissime altre le quali hanno anche loro un sistema planetario e ciò porta implicazioni filosofiche di cosa siamo veramente.

Rispondere alla domanda se c’è vita nell’Universo è una domanda estremamente complessa che implica anche altre forme di vita oltre alla nostra. Certo è che con le attuali tecnologie stiamo allargando la statistica e stiamo imparando che ci sono molti tipi diversi di pianeti. Questo potrebbe significare che ce ne sia qualcuno fra i tanti come il nostro? Non lo sappiamo! Però sappiamo che avendo scoperto tantissimi sistemi planetari ce ne sono ancor più da scoprire e questo dà un senso di multidimensionalità. Sappiamo come studiarli e mettere insieme le conoscenze di base dei pianeti che assomigliano al nostro. La fisica e la chimica dell’Universo è la stessa che sulla Terra ma questo non significa che porti allo stesso risultato. Gli studi e la ricerca non si fermano ed è certo che fra 10, 20 anni ne sapremo di più e spero che fra i giovani che oggi studiano nasca quel gruppo di scienziati che ci possa dare la risposta.

 

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