Rosa Bianco
Domenica sera, la Terrazza degli Artisti di Manocalzati si è trasformata in un salotto sonoro a cielo aperto, sospeso tra le costellazioni e le emozioni più intime. L’Associazione Musicale Igor Stravinsky, sotto la direzione artistica del Maestro Nadia Testa, ha offerto al pubblico un evento memorabile della rassegna “Innamorati della Musica”, significativamente intitolato “Tu sì ‘na cosa grande”.
Il violino di Flavio Maddonni e la chitarra di Antonino Maddonni hanno tracciato un itinerario che ha unito epoche, culture e linguaggi musicali, dimostrando come la musica sappia dialogare senza confini. Il programma si è aperto con l’eleganza classica del Centone di Sonate op. 64 n. 1 di Niccolò Paganini, dove la solarità melodica e la disciplina formale si sono intrecciate in un’interpretazione brillante e cesellata.
Dalla Spagna di Joaquín Nin, con le suggestioni popolari della Suite Española (Catalana e Andalusa), il duo è poi approdato alle vibrazioni contemporanee di Loutfi Boutros con Amania, brano di fascino arabo-mediterraneo che ha avvolto la terrazza in una danza di colori sonori.
Il cuore napoletano della serata è esploso con le immortali pagine di Domenico Modugno (Tu sì ‘na cosa grande) e Rossi-Calise (Nun è peccato), rese con un calore interpretativo che ha fatto vibrare l’aria, mentre la Pizzica Blues di Antonino Maddonni ha unito tradizione e improvvisazione in una fantasia avvolgente e sorprendente.
In chiusura, le atmosfere evocative di Astor Piazzolla (Café 1930 e Nightclub 1960, dalla Histoire du Tango) hanno offerto un epilogo raffinato, dove malinconia e ritmo si sono fusi in un tango dal respiro universale.
Il concerto ha incantato per equilibrio, qualità tecnica e capacità comunicativa: la terrazza, sotto le stelle di San Lorenzo, ha respirato la musica come un dono prezioso, capace di unire storie lontane e sentimenti condivisi in un’unica, irripetibile sera.
E, come nella migliore tradizione della rassegna, la serata ha trovato il suo epilogo in Gratta la Nota, la lotteria musicale che, con la complicità generosa dei tanti Amici della Musica, ha ricordato che la cultura vive di comunità e di condivisione. Poi, con sFrutta la Nota, i sapori della Taverna Rock di Atripalda e le fresche Note di Frutta hanno intrecciato gusto e ascolto, in un connubio di sapori e melodie.
A mezzanotte, quando le luci si sono spente, un silenzio corale ha avvolto la terrazza. Centinaia di sguardi si sono alzati verso l’infinito, in attesa che una scia luminosa rompesse l’oscurità. In quell’attimo sospeso, il desiderio di pace non è stato soltanto un voto sussurrato, ma la consapevolezza che ogni armonia – musicale o umana – nasce dal rispetto, dall’ascolto e dall’accordo tra voci diverse. Come una melodia, anche la pace è fragile, eppure capace di attraversare il cielo.


