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Spazio per l’alternativa. Libera chiama alla riflessione: i beni confiscati e gli spazi pubblici vivono di scelte politiche concrete

 “I beni confiscati e gli spazi pubblici non vivono di enunciazioni, ma di scelte politiche concrete”.  A chiamare alla riflessione sabato 7 marzo, alle 18.30, presso la sede di Avionica, è l’associazione Libera “Trenta anni fa un milione di firme cambiò la storia di questo Paese. Da quella spinta popolare nacque la Legge 109/1996: un’idea semplice e radicale, restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Non solo un passaggio di proprietà, ma un cambio di paradigma: trasformare patrimoni criminali in beni comuni, in spazi di giustizia sociale. Oggi, a trent’anni di distanza, quella promessa ci interroga. Perché Nella nostra città esistono luoghi chiusi, sottoutilizzati, svuotati di funzione. Spazi che potrebbero essere case di partecipazione, cultura, mutualismo, e che invece restano ai margini. Spazi che potrebbero fungere da catalizzatori per un moto di cambiamento dal basso. Racconteremo la stagione straordinaria di quell’iniziativa popolare e la intrecceremo con la storia del maglificio “100Quindici passi”, bene confiscato alla camorra irpina e che ha segnato il nostro cammino: un’esperienza fatta di entusiasmo e fatica, di risorse e criticità, che dimostra quanto sia complesso – e necessario – accompagnare davvero il riuso sociale”. Una riflessione che non può dimenticare l’esperienza di Avionica, “esempio simbolico di gestione dal basso e di cittadinanza attiva. L’esperienza al Casino del Principe ha dimostrato che quando un bene viene affidato alla comunità può diventare presidio culturale e spazio vivo. Il triste epilogo di quella vicenda ci richiama ad una riflessione seria sul modello di gestione dei beni comuni che vogliamo per il nostro territorio”.
La sfida è quella di rilanciare sul tema dei beni confiscati, a partire dall’esperienza della legge 109, una nuova campagna: “Diamo linfa al bene”. “Una proposta chiara: destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia ai beni confiscati, perché senza risorse strutturali non c’è riuso possibile, e senza riuso non c’è giustizia sociale. La continuità e la sostenibilità dei progetti sono imprescindibili. Dobbiamo riaffermare che gli spazi sociali sono presidi di legalità e di giustizia. E necessitano di investimenti strutturati, di una visione dal basso che si concretizzi in progettazioni partecipate. Chiediamo che i beni confiscati non siano solo simboli. Perché i beni comuni non restino parole. Perché la città si costruisce partecipando”. A confrontarsi saranno Davide Perrotta di Libera, Jacopo Foscari di Avionica e Francesco Iandolo che ricostruirà l’esperienza del Maglificio. Modera Marco Cillo

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